Gli acidi grassi sono componenti chiave dei lipidi alimentari e svolgono funzioni strutturali ed energetiche essenziali: entrano nelle membrane cellulari, modulano segnali infiammatori e contribuiscono all’assorbimento delle vitamine liposolubili. Non tutti i grassi, però, hanno lo stesso impatto sulla salute: saturi, insaturi (mono e polinsaturi), essenziali (omega-3 e omega-6), trans, oltre a fosfolipidi e steroli, differiscono per struttura, fonti e effetti metabolici.
I grassi saturi sono stati a lungo considerati i principali responsabili del rischio cardiovascolare; evidenze più recenti invitano a contestualizzarne il ruolo in base alla dieta complessiva e alla sostituzione con altri nutrienti[1]. In generale, la qualità del grasso alimentare influisce su profilo lipidico e apolipoproteine[2]. I grassi trans, specie se industriali (da idrogenazione parziale), restano invece associati a un aumento consistente del rischio cardiovascolare e vanno evitati[3].
Tra gli acidi grassi polinsaturi, il rapporto omega-6/omega-3 è rilevante per l’omeostasi infiammatoria[4]. Gli omega-3 a lunga catena (EPA e DHA) supportano la risoluzione dell’infiammazione e la funzione cardiovascolare e cerebrale[5]. Nel capitolo dedicato agli steroli vedremo inoltre come fitosteroli e stanoli vegetali, se assunti nelle dosi corrette, possano contribuire a ridurre l’LDL-colesterolo[6].
Indice:
Gliceridi
I gliceridi rappresentano oltre il 95% dei lipidi introdotti con la dieta e costituiscono la principale forma di riserva energetica dell’organismo. Sono presenti in oli vegetali, burro, latte, formaggi, carni, pesce e in molti cibi fritti. In natura li troviamo anche in noci, olive, avocado e semi oleosi.
Dal punto di vista chimico, i gliceridi derivano dall’unione di:
- una molecola di glicerolo (un alcol a tre atomi di carbonio)
- una, due o tre catene di acidi grassi, formando rispettivamente mono-, di- e trigliceridi.
I trigliceridi sono la forma più abbondante e rappresentano un’importante riserva di energia: 1 grammo di grasso fornisce circa 9 kcal, più del doppio rispetto a proteine e carboidrati (4 kcal/g). Questa densità energetica spiega perché un eccesso di grassi nella dieta possa favorire un surplus calorico e, nel tempo, un aumento del colesterolo totale e del peso corporeo.
Oltre al ruolo energetico, i lipidi sono fondamentali per l’assorbimento delle vitamine liposolubili (A, D, E, K) e per il corretto funzionamento delle membrane cellulari.
In una dieta equilibrata, il 20–35% delle calorie totali dovrebbe provenire dai grassi, con un equilibrio tra acidi grassi saturi e insaturi. Nel paragrafo successivo analizziamo le loro differenze strutturali e funzionali.
Acidi grassi saturi
I grassi saturi (SFA) sono acidi grassi che non presentano doppi legami nella loro catena carboniosa. Questa caratteristica li rende più stabili e generalmente solidi a temperatura ambiente.
Si trovano principalmente in alimenti di origine animale come carne rossa, latticini interi, uova e burro, ma anche in alcuni oli tropicali come olio di cocco e olio di palma.

Acido stearico (esempio di acido grasso saturo)
Le linee guida europee (ESC 2019) raccomandano che i grassi saturi non superino il 10% del fabbisogno calorico giornaliero. Tuttavia, negli ultimi anni questa indicazione è stata rivalutata: non tutti gli acidi grassi saturi hanno lo stesso impatto metabolico, e diversi studi mostrano come possano esercitare effetti neutri o persino positivi sul profilo lipidico[1].
Tra i possibili effetti benefici dei grassi saturi, se inseriti in una dieta equilibrata, si osservano:
- aumento del colesterolo HDL (“colesterolo buono”);
- maggiore resistenza all’ossidazione lipidica, rispetto ad altri grassi instabili;
- migliore senso di sazietà e riduzione dell’indice glicemico dei pasti.
La chiave è il bilanciamento: non eliminare i grassi saturi, ma integrarli in un contesto alimentare ricco di grassi insaturi, fibre e micronutrienti protettivi.
Acidi grassi insaturi
I grassi insaturi (UFA) presentano uno o più doppi legami nella catena carboniosa. Questa caratteristica li rende più flessibili e fluidi a temperatura ambiente, in contrasto con la struttura rigida dei grassi saturi.
Si trovano principalmente in alimenti vegetali come olio d’oliva, frutta secca, semi oleosi e in pesci come salmone e sgombro, ricchi di acidi grassi polinsaturi.
Gli acidi grassi insaturi si suddividono in due grandi categorie:
- Acidi grassi monoinsaturi (MUFA), con un solo doppio legame;
- Acidi grassi polinsaturi (PUFA), con due o più doppi legami.

Acido oleico (esempio di acido grasso monoinsaturo)
Tra i monoinsaturi, l’acido oleico è il più rappresentativo: costituisce fino all’80% dell’olio extravergine d’oliva e contribuisce alla protezione cardiovascolare riducendo i livelli di colesterolo LDL e migliorando la funzione endoteliale[2].

Acido linoleico (esempio di acido grasso polinsaturo ω-6)
Gli acidi grassi polinsaturi includono le famiglie omega-3 e omega-6, entrambe essenziali per il corretto equilibrio infiammatorio e metabolico. Il giusto rapporto tra questi due gruppi è cruciale per mantenere la funzione cellulare e prevenire squilibri proinfiammatori[4].
Nel prossimo paragrafo analizzeremo gli acidi grassi essenziali, cioè quelli che l’organismo non può sintetizzare e che devono essere introdotti con la dieta.
Acidi grassi essenziali
Gli acidi grassi essenziali (EFA) sono acidi grassi polinsaturi che l’organismo non è in grado di sintetizzare autonomamente e deve quindi assumere con la dieta, al pari degli amminoacidi essenziali.
I due principali acidi grassi essenziali sono:
- l’acido linoleico (LA, 18:2 ω-6);
- l’acido α-linolenico (ALA, 18:3 ω-3).

Acido α-linolenico (capostipite degli acidi grassi ω-3)
A partire da questi precursori, l’organismo può generare altri acidi grassi a lunga catena:
- dalla serie ω-6, l’acido linoleico produce acido arachidonico (AA, 20:4 ω-6);
- dalla serie ω-3, l’acido α-linolenico genera EPA (eicosapentaenoico) e DHA (docosaesaenoico).
Gli omega-3 esercitano una potente azione antinfiammatoria e favoriscono la funzione cardiovascolare, cerebrale e visiva[5], mentre gli omega-6, se assunti in eccesso, possono promuovere processi proinfiammatori[4]. Il corretto equilibrio tra i due gruppi è quindi essenziale per la salute complessiva.
L’ALA si trova soprattutto in alimenti vegetali come:
- semi di lino e olio di semi di lino (fino al 55%);
- semi di Chia e Perilla (oltre il 60%);
- noci e olio di noce (6–10%);
- olio di canapa e olio di soia in quantità minori.
La capacità di convertire l’ALA in EPA e DHA è molto limitata (circa 5–10%) e si riduce ulteriormente in condizioni come età avanzata, iperglicemia o dieta ricca di ω-6. Per questo motivo, EPA e DHA sono considerati a tutti gli effetti acidi grassi essenziali da integrare attraverso pesce azzurro o integratori di omega-3.
Un altro aspetto cruciale riguarda la stabilità ossidativa degli oli vegetali: quelli ricchi di acidi grassi polinsaturi (come lino, soia o canapa) vanno estratti a freddo, utilizzati crudi e conservati in vetro scuro per evitare l’ossidazione lipidica.
Nel prossimo paragrafo esploreremo la differenza tra acidi grassi cis e trans, una distinzione strutturale che determina effetti opposti sulla salute cardiovascolare.
Acidi grassi trans e cis
Gli acidi grassi insaturi possono presentare una diversa isomeria geometrica, cioè un differente orientamento dei legami che modifica la loro forma e il loro comportamento biologico. A parità di composizione chimica, questa variazione determina effetti completamente diversi sull’organismo.
Le due principali configurazioni sono:
- Isomeri cis: gli atomi di idrogeno legati al doppio legame si trovano dalla stessa parte della catena carboniosa. Ciò provoca un “ripiegamento” della molecola e conferisce fluidità alle membrane cellulari.
- Isomeri trans: gli atomi di idrogeno si trovano su lati opposti. La catena risulta più lineare, simile a quella dei grassi saturi, e perde la naturale flessibilità.

Conformazione cis e trans degli acidi grassi insaturi
Gli acidi grassi insaturi cis sono considerati benefici per la salute cardiovascolare, poiché favoriscono la fluidità della membrana cellulare e migliorano il metabolismo lipidico. Al contrario, gli acidi grassi trans — in particolare quelli di origine industriale — sono associati a un marcato aumento del rischio di malattie cardiovascolari, diabete e infiammazione cronica[3].
I grassi trans si formano principalmente durante il processo di idrogenazione parziale degli oli vegetali, una pratica utilizzata dall’industria alimentare per aumentare la conservabilità e la consistenza dei prodotti. Si trovano in merendine, biscotti, glasse, snack confezionati, cibi da forno e patatine fritte.

Acido oleico nella forma cis e nella forma trans
La forma trans rende il grasso più stabile ma anche più aterogeno: aumenta il colesterolo LDL, riduce il colesterolo HDL e promuove la disfunzione endoteliale. Per questo motivo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di eliminare gli acidi grassi trans industriali dagli alimenti trasformati, obiettivo che molti Paesi europei hanno già raggiunto.
Nel prossimo paragrafo vedremo un’altra classe di lipidi, i fosfolipidi, che uniscono proprietà idrofile e idrofobe e sono fondamentali per la struttura delle membrane cellulari.
Fosfolipidi
I fosfolipidi rappresentano circa il 2% dei lipidi introdotti con la dieta e svolgono un ruolo strutturale fondamentale. A differenza dei trigliceridi, possiedono una testa polare idrofila e una coda apolare idrofoba, caratteristiche che li rendono anfipatici e perfetti per formare le membrane cellulari.
Dal punto di vista nutrizionale, si trovano in alimenti sia di origine animale che vegetale, tra cui uova, fegato, carni, pesce, crostacei, cereali integrali e semi oleosi.
Nei fosfolipidi, gli acidi grassi associati alla molecola possono essere saturi o insaturi, e contribuiscono alla flessibilità e permeabilità delle membrane biologiche. Una buona composizione in acidi grassi polinsaturi, specialmente della serie omega-3, favorisce la corretta fluidità di membrana e il buon funzionamento di recettori e trasportatori cellulari.
Oltre alla funzione strutturale, i fosfolipidi partecipano a processi chiave come:
- la trasmissione dei segnali intracellulari (secondi messaggeri);
- la digestione dei grassi come costituenti della bile (lecitina);
- il trasporto dei lipidi nel sangue attraverso le lipoproteine (VLDL, HDL, LDL).
Nella prossima sezione approfondiremo gli steroli, una classe di lipidi policiclici che comprende il colesterolo e i fitosteroli, molecole chiave per l’equilibrio lipidico e ormonale.
Steroli
Gli steroli sono composti lipidici policiclici formati da quattro anelli di carbonio fusi tra loro. Rappresentano una categoria particolare di lipidi, distinta dai trigliceridi e dai fosfolipidi, ma altrettanto fondamentale per la fisiologia umana.
I principali steroli presenti nella dieta sono:
- il colesterolo, di origine animale;
- i fitosteroli, di origine vegetale.

Molecola di colesterolo
Il colesterolo è una molecola essenziale: costituisce parte integrante delle membrane cellulari, regola la loro fluidità e partecipa alla sintesi di sostanze fondamentali come la vitamina D, gli ormoni steroidei e gli acidi biliari. Pur non essendo un nutriente essenziale — poiché viene prodotto anche dall’organismo — una parte può essere introdotta con gli alimenti.
È importante ricordare che il colesterolo non può essere usato a scopo energetico; il suo metabolismo è strettamente regolato per mantenere un equilibrio tra produzione, assorbimento e escrezione. Valori eccessivi di colesterolo LDL (“cattivo”) o alterazioni nel rapporto con l’HDL possono aumentare il rischio cardiovascolare.
I fitosteroli, invece, sono steroli di origine vegetale strutturalmente simili al colesterolo. Si trovano in oli vegetali (compreso l’olio d’oliva), semi, cereali, frutta secca e legumi. Agiscono competendo con il colesterolo per l’assorbimento intestinale, riducendo così i livelli di colesterolo totale e LDL nel sangue[6].
Le quantità fisiologiche di fitosteroli introdotte con la dieta (150–450 mg al giorno) sono sicure e benefiche. Tuttavia, l’assunzione di integratori ad alto dosaggio (2 g/die) può ridurre leggermente l’assorbimento di beta-carotene, pur mantenendo un effetto ipocolesterolemizzante documentato.
Infine, un breve cenno alle cere, lipidi con funzione prevalentemente protettiva o industriale, poco rilevanti dal punto di vista nutrizionale.
Cere
Le cere sono una categoria di lipidi formata da acidi grassi a catena lunga e alcoli monovalenti. Non svolgono un ruolo nutrizionale significativo ma hanno una funzione prevalentemente protettiva negli organismi viventi, contribuendo a ridurre la perdita d’acqua da foglie, frutti e superfici cutanee.
Nell’alimentazione umana, la presenza di cere è minima, ma queste sostanze trovano largo impiego in ambito cosmetico e industriale: sono componenti di burrocacao, rossetti, lucidi, vernici e persino caramelle e cioccolatini, dove vengono utilizzate come agenti lucidanti o di rivestimento.
Conclusione
Gli acidi grassi sono una componente essenziale della nutrizione umana e influenzano in modo diretto il metabolismo, l’infiammazione e la salute cardiovascolare. Comprendere le differenze tra saturi, insaturi, essenziali e trans aiuta a scegliere con consapevolezza i grassi più adatti al proprio stile di vita.
Un’alimentazione equilibrata dovrebbe privilegiare fonti di grassi insaturi e omega-3, limitando i trans e mantenendo un adeguato apporto di colesterolo e fitosteroli. La qualità dei lipidi consumati è determinante non solo per il profilo lipidico, ma anche per l’energia cellulare, la funzione cerebrale e il benessere ormonale.
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Il team di HealthyWay
Domande frequenti sugli acidi grassi
Qual è la differenza tra acidi grassi saturi e insaturi?
Gli acidi grassi saturi non hanno doppi legami nella catena carboniosa e sono solidi a temperatura ambiente. Gli insaturi, invece, possiedono uno o più doppi legami, sono liquidi e favoriscono la salute cardiovascolare.
Cosa sono gli acidi grassi essenziali?
Sono acidi grassi polinsaturi che l’organismo non può produrre da solo, come l’acido linoleico (omega-6) e l’acido α-linolenico (omega-3). Devono essere assunti con la dieta.
Perché gli acidi grassi trans sono dannosi?
I grassi trans industriali aumentano il colesterolo LDL, riducono l’HDL e favoriscono infiammazione e rischio cardiovascolare. È consigliato evitarli completamente.
I grassi saturi fanno male?
Non tutti i grassi saturi hanno lo stesso effetto. In quantità moderate e all’interno di una dieta equilibrata, alcuni possono essere neutri o addirittura benefici.
A cosa servono i fitosteroli?
I fitosteroli, presenti in oli vegetali e semi, riducono l’assorbimento intestinale del colesterolo e aiutano a mantenere equilibrati i livelli di LDL nel sangue.







