Illustrazione scientifica di una cellula semitrasparente con organelli visibili e segnali molecolari luminosi che attraversano la membrana.

Nutrient sensing: come le cellule regolano energia, crescita e riparazione

Le cellule riconoscono continuamente segnali nutrizionali, energetici e ormonali per regolare le proprie attività. Scopri come interagiscono AMPK, mTORC1 e sirtuine, quale ruolo svolgono nell'autofagia e perché comprendere questi meccanismi è importante per interpretare il rapporto fra metabolismo, adattamento cellulare e invecchiamento.

Ogni cellula deve continuamente adattare le proprie attività alle risorse disponibili. Produrre energia, sintetizzare proteine, utilizzare le riserve e rinnovare i componenti danneggiati richiede segnali diversi, che cambiano con l’alimentazione, il movimento e le condizioni dell’organismo.

Il nutrient sensing è la rete di meccanismi che permette alle cellule di interpretare questi segnali e regolare le proprie risposte. Ne fanno parte vie come AMPK e mTORC1, enzimi come le sirtuine e segnali ormonali quali insulina e IGF-1.[1][3][4]

Spesso queste vie vengono raccontate come interruttori contrapposti: una favorirebbe la crescita, l’altra il risparmio e la manutenzione. La realtà è più interessante. La salute metabolica non richiede di mantenere sempre attivo un singolo meccanismo, ma di rispondere in modo appropriato a disponibilità e richiesta di risorse. Comprendere il nutrient sensing significa quindi capire non soltanto come funzionano queste vie, ma perché il loro effetto dipende dal contesto.

Le cellule regolano crescita, produzione di energia e manutenzione in risposta ai nutrienti e alle proprie necessità. Nessuna di queste attività deve prevalere sempre sulle altre.

Aggiornato il 14 ottobre 2026



Cos’è il nutrient sensing e quali segnali rileva

Nutrient sensing significa letteralmente «percezione dei nutrienti», ma non riguarda soltanto quanto mangiamo. Le cellule ricevono informazioni sulla disponibilità di aminoacidi, glucosio e altri substrati, sul proprio stato energetico e sui segnali ormonali che coordinano il metabolismo dell’intero organismo.[3][4][5]

Queste informazioni influenzano attività diverse: la produzione e l’utilizzo di ATP, la sintesi di nuove proteine, il metabolismo dei grassi, il funzionamento dei mitocondri e i processi di riciclo dei componenti cellulari. Non sono comandi isolati: una stessa cellula deve sostenere più funzioni contemporaneamente, cambiando le priorità in risposta alle circostanze.

Per esempio, una maggiore disponibilità di aminoacidi può contribuire a segnalare che esistono risorse per la sintesi proteica. Durante un intenso lavoro muscolare, invece, la rapida richiesta di ATP costituisce un’informazione diversa, anche se l’organismo è ben nutrito. Disponibilità di nutrienti e richiesta di energia non coincidono necessariamente.[2][5][11]

Una rete di sensori, non un unico interruttore

AMPK rileva soprattutto variazioni dello stato energetico cellulare; mTORC1 integra disponibilità di aminoacidi, fattori di crescita e altri segnali che influenzano i processi anabolici. Le sirtuine utilizzano NAD+ come substrato per le proprie reazioni, collegando il metabolismo alla regolazione di numerose proteine. Insulina e IGF-1, invece, partecipano alla comunicazione tra tessuti e alla regolazione sistemica della disponibilità di risorse.[2][3][4][6][8]

Questi attori non operano in sequenza obbligata, né sono tutti equivalenti: alcuni agiscono come sensori intracellulari, altri come enzimi o messaggeri ormonali. Le loro risposte possono coesistere e variare da un tessuto all’altro.

Il nutrient sensing è rilevante anche per lo studio dell’invecchiamento: la sua alterata regolazione figura tra i processi biologici descritti negli hallmarks of aging. Questo, però, non significa che attivare artificialmente una singola via sia sufficiente a migliorare la salute o prolungare la vita.[1]


AMPK: riconoscere lo stress energetico

L’AMPK (AMP-activated protein kinase) è una proteina che contribuisce a mantenere l’equilibrio energetico delle cellule. Per svolgere le proprie funzioni, una cellula consuma ATP, la molecola che fornisce energia a moltissime reazioni. Quando il consumo aumenta rispetto alla capacità di rigenerarlo, cambiano i rapporti fra ATP, ADP e AMP: sono segnali che possono favorire l’attivazione di AMPK.[2][3]

La risposta non consiste semplicemente nel «risparmiare energia». AMPK può promuovere processi che aiutano a produrre ATP, come l’utilizzo di glucosio e acidi grassi, e frenare temporaneamente attività che ne richiedono molta, fra cui alcune vie di sintesi. Quali effetti prevalgano dipende dal tipo di cellula, dall’intensità dello stimolo e da altri segnali presenti nello stesso momento.[2][11]

Anche l’esercizio fisico può coinvolgere AMPK: durante la contrazione muscolare, la richiesta di ATP cresce rapidamente e il muscolo adatta l’impiego dei substrati energetici. Questo non equivale alla risposta che si osserva durante un digiuno prolungato. Una stessa via può partecipare ad adattamenti diversi, perché diverso è il contesto in cui viene attivata.[3][11]

Perché attivare AMPK non equivale a migliorare automaticamente la salute

AMPK viene spesso presentata come una «via della longevità». Il collegamento ha un fondamento nella biologia sperimentale, ma nasconde un salto logico: l’attivazione di un sensore energetico non dimostra, da sola, un miglioramento clinico. Un aumento dell’attività di AMPK può essere una risposta appropriata a una richiesta energetica elevata; non significa che mantenerla costantemente elevata sarebbe vantaggioso.[1][3]

Per interpretare uno studio occorre dunque chiedersi in quale tessuto è stata misurata la risposta, per quanto tempo e con quale conseguenza funzionale. Il valore di AMPK sta nella regolazione dell’energia, non nell’essere un obiettivo da massimizzare.


mTORC1: nutrienti, crescita e sintesi proteica

Se AMPK risponde soprattutto allo stato energetico, mTOR contribuisce a coordinare crescita e metabolismo in funzione delle risorse e dei segnali ricevuti. mTOR è una chinasi che fa parte di due complessi, mTORC1 e mTORC2, con funzioni e modalità di regolazione differenti. Nel nutrient sensing è soprattutto mTORC1 a integrare disponibilità di aminoacidi, segnali di crescita e condizioni energetiche per modulare sintesi proteica e altre attività cellulari.[3][4]

L’attività di mTORC1 non è un semplice indicatore di quanto abbiamo mangiato: dipende dall’incontro fra più informazioni. Gli aminoacidi possono segnalare la presenza di materiali per costruire nuove proteine; insulina e altri fattori di crescita comunicano condizioni favorevoli a specifiche risposte anaboliche. Se invece le condizioni energetiche diventano sfavorevoli, sistemi come AMPK possono contribuire a limitare l’attività di mTORC1.[3][4][5]

Gli aminoacidi sono anche segnali

Le proteine alimentari forniscono aminoacidi necessari alla sintesi di proteine corporee, ma alcuni aminoacidi hanno anche una funzione di segnalazione. Leucina e arginina, per esempio, sono rilevate attraverso sistemi molecolari che contribuiscono a regolare mTORC1. La disponibilità di un nutriente può quindi comunicare qualcosa alla cellula, oltre a offrirle un substrato.[5]

Questo non significa che una singola dose di leucina determini da sola la crescita muscolare: contano il quadro nutrizionale, lo stimolo meccanico, la disponibilità degli altri aminoacidi e la capacità del tessuto di rispondere.

Perché l’attivazione di mTORC1 può essere desiderabile

Nel muscolo scheletrico, l’apporto di proteine e l’allenamento contro resistenza stimolano processi che contribuiscono alla sintesi proteica. mTORC1 partecipa a questa risposta, anche se non ne spiega da sola tutti i passaggi. In particolare con l’avanzare dell’età, preservare massa e funzione muscolare rende evidente perché l’anabolismo non possa essere trattato come un processo indesiderabile.[4][14]

La ricerca sull’invecchiamento mostra anche che una regolazione alterata e persistente dei segnali di crescita può avere conseguenze sfavorevoli in determinati contesti. Ma da qui non segue che l’attivazione fisiologica di mTORC1 dopo un pasto o uno stimolo muscolare debba essere evitata. Il punto è la qualità della regolazione, non l’eliminazione dei segnali di crescita.[1][3][8]

L’attivazione di mTORC1 dopo l’assunzione di proteine o l’allenamento è una risposta fisiologica che contribuisce alla sintesi proteica muscolare. Crescere e mantenere i tessuti è parte della salute.

Sirtuine, NAD+, insulina e IGF-1

AMPK e mTORC1 non esauriscono i meccanismi con cui le cellule interpretano il proprio ambiente. Il nutrient sensing coinvolge anche enzimi che collegano lo stato metabolico alla regolazione delle proteine e segnali ormonali che coordinano organi e tessuti. Tra questi, sirtuine, NAD+, insulina e IGF-1 svolgono ruoli distinti, pur partecipando a una rete di risposte interconnesse.

NAD+ e sirtuine: dal metabolismo alla regolazione cellulare

Il NAD+ (nicotinammide adenina dinucleotide) è una molecola essenziale per numerose reazioni metaboliche. Nella sua forma ossidata, e attraverso la conversione reversibile in NADH, partecipa al trasferimento di elettroni necessario anche alla produzione di energia. È inoltre consumato da diversi enzimi, fra cui le sirtuine, una famiglia di proteine coinvolte nella regolazione di altre proteine cellulari.[6]

Le sirtuine utilizzano NAD+ per specifiche reazioni enzimatiche e possono influenzare metabolismo, risposta allo stress e funzione mitocondriale. Questo crea un collegamento biologico fra disponibilità del cofattore e regolazione cellulare, ma non implica che tutte le sirtuine rispondano allo stesso modo a ogni variazione di NAD+.

Un punto merita particolare attenzione: aumentare la concentrazione di NAD+ non significa necessariamente aumentare in modo utile l’attività di tutte le sirtuine, né dimostrare un beneficio sulla longevità. Il passaggio dal meccanismo biochimico all’effetto sulla salute richiede prove specifiche.[6]

Insulina e IGF-1: il coordinamento tra i tessuti

Insulina e IGF-1 (fattore di crescita insulino-simile 1) sono segnali ormonali che contribuiscono a integrare disponibilità di nutrienti, metabolismo e crescita. L’insulina, fra le altre funzioni, facilita la gestione dei nutrienti dopo il pasto; IGF-1 interviene soprattutto nella regolazione della crescita e in altri processi cellulari.[8][9]

Attraverso reti di segnalazione che comprendono PI3K e AKT, questi ormoni possono influenzare l’attività di mTORC1. Non sono però equivalenti: concentrazioni, recettori, tessuti bersaglio e condizioni fisiologiche modificano le rispettive risposte.

Considerare ogni aumento dell’insulina come un danno metabolico sarebbe quindi fuorviante quanto considerare sempre favorevole una sua riduzione. La risposta fisiologica a un pasto va distinta da condizioni persistenti di disregolazione metabolica.


Autofagia: manutenzione e riciclo cellulare

Le cellule non devono soltanto produrre nuovi componenti: devono anche degradare e riciclare quelli deteriorati o non più necessari. L’autofagia è uno dei principali processi attraverso cui parti del contenuto cellulare vengono indirizzate verso la degradazione lisosomiale. Contribuisce alla manutenzione della cellula ed è attiva anche in condizioni basali, non soltanto durante il digiuno.[7]

Il nutrient sensing partecipa alla sua regolazione. In determinati contesti AMPK può favorire l’avvio dei processi autofagici, mentre mTORC1, quando riceve segnali favorevoli alla crescita, può limitarne alcune fasi iniziali. Tuttavia, la relazione non è un semplice comando acceso/spento: contano tipo cellulare, disponibilità di nutrienti, stress e altre vie di controllo.[3][7]

Per capire cosa accade realmente non basta misurare la presenza di una proteina associata all’autofagia. Occorre distinguere i marcatori statici dal flusso autofagico, cioè l’insieme del processo che porta alla degradazione del materiale. Un accumulo di strutture autofagiche, per esempio, potrebbe riflettere tanto una maggiore formazione quanto una degradazione rallentata.

Il digiuno può influenzare l’autofagia nell’uomo?

Gran parte delle conoscenze meccanicistiche deriva da modelli cellulari e animali, ma stanno emergendo misurazioni dirette anche nell’essere umano. In un’analisi esplorativa pubblicata nel 2025, condotta su partecipanti con obesità, un intervento di alimentazione a tempo ristretto è stato associato a una differenza del flusso autofagico misurato in cellule del sangue rispetto al gruppo di confronto dopo sei mesi.[15]

Il risultato è interessante, ma circoscritto: la differenza era emersa in un’analisi post hoc e non dimostra che l’autofagia sia aumentata in ogni tessuto, né che abbia prodotto direttamente un miglioramento clinico. Non consente neppure di individuare un numero di ore dopo il quale l’autofagia «si accende».

La conclusione più utile è che disponibilità energetica e segnali nutrizionali possono modulare i processi di riciclo cellulare. Trasformare questa conoscenza in una regola universale sul digiuno sarebbe, allo stato delle evidenze, un passo ulteriore non giustificato.


Come cambia il nutrient sensing nelle situazioni fisiologiche

Le vie del nutrient sensing non rispondono a un singolo alimento o comportamento, ma all’insieme dei segnali che raggiungono le cellule. Un pasto, una contrazione muscolare e un periodo di ridotta disponibilità energetica possono modificare queste risposte in modi differenti. Per comprenderle è più utile osservare che cosa cambia nell’organismo che cercare di stabilire quale via sia «accesa».[3][4][11]

Alimentazione e disponibilità di aminoacidi

Dopo un pasto, l’assorbimento dei nutrienti e la risposta ormonale contribuiscono a modificare il metabolismo dei tessuti. Gli aminoacidi essenziali, fra cui la leucina, forniscono materiale per la sintesi proteica e partecipano ai segnali che regolano mTORC1. L’insulina favorisce inoltre l’utilizzo e l’immagazzinamento dei nutrienti in tessuti sensibili alla sua azione.[4][5]

Nel muscolo, l’assunzione di proteine può sostenere la sintesi proteica, soprattutto in presenza di uno stimolo allenante adeguato. Non significa che l’intero organismo entri in una fase esclusivamente anabolica: tessuti diversi interpretano gli stessi segnali secondo le proprie funzioni.[14]

Digiuno e chetosi non sono la stessa condizione

Durante il digiuno diminuisce l’apporto esterno di nutrienti e l’organismo modifica progressivamente il ricorso alle proprie riserve. Durata del digiuno, stato nutrizionale e attività fisica influenzano la risposta; non esiste un’unica configurazione di AMPK, mTORC1 e autofagia valida per ogni tessuto e momento.[10]

Una dieta chetogenica può aumentare la produzione di corpi chetonici pur continuando a fornire energia e proteine attraverso i pasti. Il β-idrossibutirrato è sia un combustibile sia una molecola coinvolta in processi di segnalazione, ma la sua presenza non dimostra che siano state riprodotte tutte le condizioni cellulari del digiuno.[12]

Chetosi nutrizionale e digiuno possono condividere alcune risposte senza essere biologicamente equivalenti. La distinzione è importante quando si interpretano studi su metabolismo, autofagia e invecchiamento.

Esercizio, richiesta energetica e recupero

La contrazione muscolare aumenta rapidamente il consumo di ATP e può attivare AMPK, contribuendo agli adattamenti che permettono al muscolo di sostenere il lavoro. Contemporaneamente, lo stimolo meccanico dell’allenamento contro resistenza coinvolge sistemi di segnalazione associati alla sintesi proteica, tra cui mTORC1.[11][14]

Non è necessario immaginare una fase rigidamente catabolica seguita da una fase rigidamente anabolica: gli stimoli possono sovrapporsi e la loro importanza cambia con il tipo di esercizio, il tessuto e il momento del recupero.

L’esempio chiarisce la tesi centrale: la capacità di rispondere a richieste differenti conta più della ricerca di un’attivazione costante di una singola via.


Infografica del nutrient sensing con AMPK, mTORC1 e sirtuine/NAD+ collegati ai segnali nutrizionali, energetici e alle risposte cellulari.
Il nutrient sensing integra segnali nutrizionali, energetici e ormonali per coordinare metabolismo, sintesi proteica e riciclo cellulare.

Nutrient sensing e invecchiamento: cosa sappiamo davvero

La regolazione dei nutrienti è uno dei processi studiati nella biologia dell’invecchiamento. Il deregulated nutrient sensing, cioè l’alterazione delle risposte cellulari ai segnali nutrizionali, figura fra gli hallmarks of aging: un insieme di fenomeni biologici associati all’invecchiamento, non un elenco di cause indipendenti o di bersagli la cui modifica garantisca una vita più lunga.[1]

In diversi organismi modello, interventi che modificano la disponibilità di nutrienti o vie come mTOR e IGF-1 possono influenzare la durata della vita. Anche l’inibizione di mTOR ha prodotto risultati sperimentali importanti. Sarebbe quindi scorretto sostenere che queste vie contino soltanto perché devono restare «in equilibrio»; alcune modificazioni persistenti della loro attività hanno effetti misurabili in specifici modelli.[8][9]

Resta però una distinzione decisiva: l’estensione della vita di un organismo modello, una variazione di un marcatore biologico e la prevenzione di una malattia nell’essere umano sono risultati diversi. Non possono essere trattati come prove intercambiabili.

Dalle vie della longevità agli studi sull’uomo

Lo studio CALERIE ha offerto un’occasione per valutare gli effetti di una restrizione calorica prolungata in adulti senza obesità. In un’analisi pubblicata nel 2023, la restrizione calorica per due anni è stata associata a un piccolo cambiamento favorevole di DunedinPACE, una misura epigenetica della velocità dell’invecchiamento biologico. Non sono invece emerse differenze statisticamente significative in altri due indicatori esaminati, PhenoAge e GrimAge.[16]

È un risultato interessante perché riguarda esseri umani, ma non dimostra che i partecipanti vivranno più a lungo. Inoltre, il trial non consente di attribuire l’effetto osservato a un singolo pathway del nutrient sensing.

La biologia dell’invecchiamento offre ragioni solide per studiare queste vie; non fornisce ancora una formula universale per manipolarle a vantaggio della longevità umana. La loro interpretazione deve considerare gli effetti sui tessuti, sulle funzioni dell’organismo e sugli esiti clinici, oltre ai marcatori molecolari.[1][8][16]

La flessibilità metabolica riguarda la capacità di utilizzare combustibili diversi; l’adattabilità cellulare comprende anche crescita e riciclo. Sono due aspetti collegati, ma non equivalenti.

Adattabilità cellulare e flessibilità metabolica

Parlare di nutrient sensing significa descrivere la capacità delle cellule di adattare le proprie attività quando cambiano disponibilità di nutrienti, fabbisogno energetico e segnali di crescita. Questa capacità, però, non coincide esattamente con la flessibilità metabolica, termine che ha un significato più specifico.

In fisiologia, la flessibilità metabolica indica soprattutto la capacità di modificare l’utilizzo dei combustibili energetici in base alle condizioni. Dopo un pasto, per esempio, un organismo metabolicamente sano può aumentare l’ossidazione del glucosio; durante il digiuno tende invece a fare maggiore ricorso agli acidi grassi. La risposta dipende anche dalla sensibilità insulinica, dalla funzionalità dei tessuti e dalla domanda energetica.[13]

L’adattabilità cellulare è un concetto più ampio. Comprende la regolazione della sintesi proteica, il riciclo dei componenti cellulari e le risposte allo stress. AMPK, mTORC1 e sirtuine partecipano a questi processi, ma non esiste un indice unico che ne misuri il presunto «equilibrio» o permetta di stabilire se un individuo abbia attivato la combinazione ideale.[3][6][7]

Questa distinzione cambia anche il modo di leggere le promesse sulla longevità. Misurare l’attivazione di una via può aiutarci a comprendere un meccanismo; per giudicare l’effetto sulla salute servono invece risultati pertinenti, come il mantenimento della funzione fisica, la regolazione metabolica o gli esiti clinici. Una cellula non è più sana semplicemente perché esprime più segnali associati alla conservazione o meno segnali associati alla crescita.

La lettura HealthyWay è quindi una proposta di interpretazione fisiologica: non cercare un interruttore da mantenere nella posizione «giusta», ma comprendere perché risposte differenti possano essere utili in condizioni differenti. Non è un protocollo per ottimizzare i pathway, né una superiorità clinica dimostrata di un particolare schema alimentare.


Conclusioni

Il nutrient sensing mostra quanto sia dinamica la regolazione del metabolismo. AMPK risponde allo stato energetico, mTORC1 integra segnali nutritivi e di crescita, mentre sirtuine e ormoni contribuiscono a coordinare processi diversi. L’autofagia fa parte di questo sistema di manutenzione, ma non si lascia ridurre a un timer del digiuno.

L’aspetto più importante non è trovare il comportamento capace di attivare una singola via, bensì riconoscere che l’organismo ha bisogno sia di utilizzare e costruire, sia di adattarsi e rinnovare. Questo non significa che ogni segnale debba alternarsi secondo un calendario prestabilito: la risposta dipende dai tessuti e dalle circostanze.

La ricerca sulla longevità rende queste vie promettenti bersagli di studio. Per tradurle in indicazioni di salute, però, dobbiamo continuare a distinguere meccanismi, biomarcatori e benefici dimostrati.


Cambia il tuo percorso.

Il team di HealthyWay



Domande frequenti sul nutrient sensing

❓ Domande frequenti — clicca per mostrare/nascondere

Quali segnali vengono riconosciuti dal nutrient sensing?
Le cellule interpretano informazioni diverse, tra cui disponibilità di aminoacidi, stato energetico e fattori di crescita. Vie come AMPK e mTORC1 e segnali ormonali come insulina e IGF-1 contribuiscono a coordinare risposte differenti, non un unico comando generale.

AMPK e mTORC1 possono essere attive nello stesso momento?
Sì. Il loro rapporto dipende dal tessuto, dal compartimento cellulare e dal tipo di stimolo. Possono anche influenzarsi reciprocamente, ma non funzionano sempre come due interruttori perfettamente opposti.

Mangiare proteine e attivare mTORC1 è dannoso per la longevità?
Non è una conclusione supportata. L’attivazione di mTORC1 partecipa alla normale risposta anabolica del muscolo, soprattutto in relazione all’esercizio. Questo va distinto dagli effetti di una regolazione cronicamente alterata studiati in altri contesti.

Dopo quante ore di digiuno si attiva l’autofagia?
Non esiste una soglia universale dimostrata nell’essere umano. L’autofagia è presente anche a livello basale e può essere modulata dalla disponibilità di nutrienti. Le misure del flusso autofagico umano sono ancora limitate e dipendono dal tessuto esaminato.

Essere in chetosi significa attivare le stesse vie del digiuno?
No. La chetosi può comparire anche quando si assumono calorie e proteine. Digiuno e dieta chetogenica possono condividere alcune risposte, ma differiscono per disponibilità di nutrienti e segnali fisiologici.

Aumentare il NAD+ significa attivare le sirtuine e rallentare l’invecchiamento?
Non necessariamente. Il NAD+ è coinvolto in molte reazioni e viene utilizzato dalle sirtuine, ma un suo aumento non garantisce la stessa risposta in tutti i tessuti. Non equivale neppure a un beneficio clinico dimostrato sulla longevità.

Possiamo misurare se il nutrient sensing funziona bene?
Non esiste un singolo test clinico capace di riassumere l’attività di tutte queste vie. Parametri metabolici e funzionali possono descrivere aspetti della salute, ma non costituiscono una misura diretta di un ipotetico «equilibrio» universale fra AMPK, mTORC1 e autofagia.

📚 Mostra/Nascondi bibliografia scientifica

  1. López-Otín C, Blasco MA, Partridge L, Serrano M, Kroemer G. Hallmarks of aging: An expanding universe. Cell. 2023;186(2):243–278. [Link]
  2. Hardie DG, Ross FA, Hawley SA. AMPK: a nutrient and energy sensor that maintains energy homeostasis. Nat Rev Mol Cell Biol. 2012;13(4):251–262. [Link]
  3. González A, Hall MN, Lin SC, Hardie DG. AMPK and TOR: The Yin and Yang of Cellular Nutrient Sensing and Growth Control. Cell Metab. 2020;31(3):472–492. [Link]
  4. Saxton RA, Sabatini DM. mTOR Signaling in Growth, Metabolism, and Disease. Cell. 2017;168(6):960–976. [Link]
  5. Wolfson RL, Sabatini DM. The Dawn of the Age of Amino Acid Sensors for the mTORC1 Pathway. Cell Metab. 2017;26(2):301–309. [Link]
  6. Anderson KA, Madsen AS, Olsen CA, Hirschey MD. Metabolic control by sirtuins and other enzymes that sense NAD+, NADH, or their ratio. Biochim Biophys Acta Bioenerg. 2017;1858(12):991–998. [Link]
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  10. de Cabo R, Mattson MP. Effects of Intermittent Fasting on Health, Aging, and Disease. N Engl J Med. 2019;381(26):2541–2551. [Link]
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  13. Galgani JE, Moro C, Ravussin E. Metabolic flexibility and insulin resistance. Am J Physiol Endocrinol Metab. 2008;295(5):E1009–E1017. [Link]
  14. Hodson N, West DWD, Philp A, Burd NA, Moore DR. Molecular regulation of human skeletal muscle protein synthesis in response to exercise and nutrients: a compass for overcoming age-related anabolic resistance. Am J Physiol Cell Physiol. 2019;317(6):C1061–C1078. [Link]
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  16. Waziry R, Ryan CP, Corcoran DL, et al. Effect of long-term caloric restriction on DNA methylation measures of biological aging in healthy adults from the CALERIE trial. Nat Aging. 2023;3(3):248–257. [Link]

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