Rappresentazione ravvicinata della struttura trabecolare ossea, con una rete di vasi sanguigni sullo sfondo.

Vitamina K2: essere sufficienti non significa essere ottimali

Un apporto di vitamina K sufficiente per la normale coagulazione potrebbe non garantire la massima attività delle proteine coinvolte nella salute ossea e vascolare. Scopriamo il ruolo della vitamina K2, cosa mostrano gli studi sui suoi benefici e perché HealthyWay considera importante distinguere tra carenza clinica e adeguatezza funzionale.

La vitamina K2 è coinvolta in alcuni dei meccanismi che regolano la salute delle ossa e dei vasi sanguigni. Appartiene alla famiglia della vitamina K e contribuisce all’attivazione di proteine come l’osteocalcina e la Matrix Gla Protein (MGP), importanti rispettivamente per la mineralizzazione ossea e per il controllo della calcificazione dei tessuti vascolari.

Ma c’è una questione ancora più interessante: un apporto di vitamina K sufficiente a garantire una normale coagulazione del sangue è necessariamente adeguato anche per tutte le altre funzioni dell’organismo?

Gli studi sulla vitamina K2 suggeriscono che la risposta non sia così semplice. Anche in persone sane, l’integrazione con menaquinone-7 (MK-7) può migliorare lo stato di carbossilazione di alcune proteine extraepatiche, senza modificare sensibilmente i parametri della coagulazione. Questo non dimostra automaticamente un beneficio clinico, ma solleva una domanda importante sul significato di adeguatezza nutrizionale.[1][2]

Per HealthyWay, l’assenza di una carenza clinica non esaurisce necessariamente il potenziale fisiologico di un nutriente. È da questa distinzione che partiremo per comprendere a cosa serve la vitamina K2, dove si trova negli alimenti, quali benefici sono sostenuti dagli studi e quando può avere senso considerare l’integrazione.

La vitamina K2 partecipa a funzioni importanti per ossa e vasi sanguigni. Il suo interesse va oltre la coagulazione, ma migliorare i marcatori fisiologici non equivale automaticamente a prevenire fratture o eventi cardiovascolari.

Aggiornato il 13 ottobre 2026



Cos’è la vitamina K2 e a cosa serve

La vitamina K2 è una vitamina liposolubile appartenente alla famiglia della vitamina K, un gruppo di sostanze indispensabili per il funzionamento di diverse proteine coinvolte nella coagulazione, nel metabolismo osseo e nella regolazione della mineralizzazione dei tessuti.

Il termine vitamina K2 identifica in realtà una famiglia di composti chiamati menaquinoni, che condividono una struttura chimica di base ma si distinguono per la lunghezza della catena laterale. Questa differenza influenza il loro assorbimento, la distribuzione nell’organismo e la permanenza nel circolo sanguigno.

La K2 non svolge quindi una sola funzione e non rappresenta una sostanza completamente separata dalla vitamina K1. Entrambe contribuiscono al funzionamento del sistema delle proteine vitamina K-dipendenti, pur presentando caratteristiche metaboliche differenti.[1][4]

Quali sono le differenze tra vitamina K1, MK-4 e MK-7?

La vitamina K1, o fillochinone, si trova soprattutto nei vegetali a foglia verde e rappresenta una delle principali fonti alimentari di vitamina K. Ha un ruolo importante nella sintesi delle proteine epatiche necessarie alla normale coagulazione del sangue.

La vitamina K2 comprende invece diversi menaquinoni. Tra questi, due forme sono particolarmente rilevanti in ambito nutrizionale:

  • MK-4: presente in alcuni alimenti di origine animale e prodotta anche nell’organismo attraverso la conversione di altre forme di vitamina K.
  • MK-7: presente soprattutto in alcuni alimenti fermentati, come il natto. Si distingue per una permanenza nel sangue generalmente più prolungata rispetto alla K1 e alla MK-4.

La maggiore persistenza della MK-7 costituisce una caratteristica interessante per l’integrazione, perché può favorire un’esposizione più continuativa alle concentrazioni ottenute con assunzioni regolari. Non significa, tuttavia, che sia automaticamente superiore per ogni funzione o risultato clinico.[4]

La distinzione fondamentale non è quindi che la K1 serva esclusivamente alla coagulazione e la K2 esclusivamente alle ossa e alle arterie. Entrambe partecipano alla fisiologia della vitamina K, ma le loro differenti caratteristiche possono influenzarne disponibilità e attività nei vari tessuti.


Come agisce la vitamina K2 nell’organismo

Per comprendere il ruolo della vitamina K2 bisogna partire da un processo biochimico chiamato carbossilazione. Attraverso questa reazione, alcune proteine vengono modificate in modo da poter svolgere correttamente le proprie funzioni, in particolare quelle legate al calcio.

La vitamina K agisce come cofattore di un enzima che permette questa trasformazione. Durante il processo viene utilizzata e successivamente rigenerata attraverso il cosiddetto ciclo della vitamina K, rendendosi nuovamente disponibile.

Questo meccanismo coinvolge sia la K1 sia le diverse forme di K2. Tra le proteine che dipendono dalla vitamina K troviamo i fattori della coagulazione, ma anche due proteine particolarmente importanti per la fisiologia extraepatica: l’osteocalcina e la Matrix Gla Protein (MGP).[1][3]

Osteocalcina e mineralizzazione ossea

L’osteocalcina è una proteina prodotta dagli osteoblasti, le cellule responsabili della formazione del tessuto osseo. La sua carbossilazione, dipendente dalla vitamina K, aumenta la capacità di legare il calcio e di interagire con l’idrossiapatite, il principale componente minerale delle ossa.

Quando la disponibilità di vitamina K non è sufficiente a garantire la carbossilazione di tutte le molecole, una parte dell’osteocalcina rimane nella forma non carbossilata, indicata come ucOC.

La proporzione tra osteocalcina carbossilata e non carbossilata viene quindi utilizzata nella ricerca come indicatore dello stato funzionale della vitamina K a livello osseo.

Una maggiore carbossilazione dell’osteocalcina indica una risposta biologica alla vitamina K, ma non dimostra da sola un aumento della densità minerale o una riduzione delle fratture. Questi risultati devono essere verificati attraverso studi clinici specifici.[1][5][6]

MGP e regolazione della calcificazione vascolare

La Matrix Gla Protein è prodotta, tra gli altri, dalle cellule muscolari lisce della parete vascolare e partecipa ai meccanismi che limitano la mineralizzazione dei tessuti molli.

Per esercitare pienamente la sua funzione, la MGP richiede modificazioni post-traduzionali, tra cui la carbossilazione dipendente dalla vitamina K e la fosforilazione. Questi processi ne influenzano l’attività e la capacità di contrastare la deposizione di minerali nella parete vascolare.[3]

Una delle forme misurate negli studi è la MGP non carbossilata e non fosforilata, chiamata dp-ucMGP. Concentrazioni elevate possono indicare una minore disponibilità funzionale di vitamina K, sebbene il valore sia influenzato anche da altri fattori, come la funzione renale.

È importante non interpretare questo meccanismo come se la vitamina K2 trasportasse direttamente il calcio dalle arterie alle ossa. Il suo ruolo consiste nel contribuire all’attivazione di proteine che partecipano alla regolazione della mineralizzazione in tessuti differenti.


Diagramma della vitamina K e dei due percorsi di carbossilazione: osteocalcina per la matrice ossea e MGP per la regolazione della calcificazione vascolare.
La vitamina K contribuisce all’attivazione di proteine coinvolte nella mineralizzazione ossea e nella regolazione della calcificazione vascolare, attraverso meccanismi distinti.

Per HealthyWay, il punto centrale è che la normale attività dei fattori della coagulazione non garantisce necessariamente la massima carbossilazione delle proteine extraepatiche.

Studi condotti su adulti sani mostrano infatti che l’integrazione con MK-7 può migliorare lo stato di carbossilazione di alcune proteine extraepatiche senza modificare la generazione di trombina, un parametro coinvolto nella coagulazione.[2]

Questo non permette ancora di stabilire quale livello di carbossilazione rappresenti l’optimum clinico. Suggerisce però che l’adeguatezza nutrizionale della vitamina K possa essere una questione più articolata della sola prevenzione delle manifestazioni da carenza.


Quali sono i benefici della vitamina K2 secondo gli studi?

La ricerca sulla vitamina K2 si concentra principalmente su due ambiti: la salute delle ossa e quella cardiovascolare. In entrambi i casi, il razionale fisiologico è ben definito, ma i risultati clinici richiedono un’interpretazione attenta.

Gli studi possono infatti misurare risultati molto diversi: la carbossilazione di una proteina, la densità minerale ossea, la rigidità arteriosa, la progressione della calcificazione oppure eventi come fratture e infarti.

Un miglioramento dei primi parametri non dimostra automaticamente un beneficio sugli ultimi. È una distinzione fondamentale per comprendere il reale potenziale della K2.

Vitamina K2 e salute delle ossa

L’interesse per la vitamina K2 nella salute scheletrica nasce dal suo coinvolgimento nell’attivazione dell’osteocalcina e dai risultati di alcuni studi di integrazione.

In un trial durato tre anni, l’assunzione di 180 µg al giorno di MK-7 in donne sane dopo la menopausa ha prodotto risultati favorevoli su alcuni parametri di perdita ossea rispetto al placebo.[5]

Non tutti gli studi, però, hanno ottenuto risultati analoghi. Un altro trial, condotto su donne nelle prime fasi della menopausa, ha osservato un miglioramento della carbossilazione dell’osteocalcina senza una riduzione significativa della perdita di densità minerale ossea durante i dodici mesi di osservazione.[6]

Una meta-analisi del 2022, comprendente 16 studi randomizzati, ha rilevato risultati favorevoli sulla densità minerale della colonna lombare. La riduzione delle fratture non risultava significativa nell’analisi complessiva, mentre emergeva dopo l’esclusione di uno studio eterogeneo.[7]

La lettura HealthyWay è che la vitamina K2 possieda un razionale convincente per la fisiologia ossea e risultati clinici incoraggianti, ma non ancora sufficientemente uniformi da attribuirle un’efficacia generalizzata nella prevenzione delle fratture.

Questo non ne riduce l’interesse: chiarisce piuttosto quali benefici siano già osservabili e quali richiedano ulteriori conferme.

Vitamina K2 e salute cardiovascolare

Il ruolo della MGP nella regolazione della calcificazione vascolare ha portato a studiare la K2 anche in ambito cardiovascolare.

Un trial triennale su donne sane dopo la menopausa ha osservato che l’integrazione con 180 µg al giorno di MK-7 migliorava alcuni indici di rigidità arteriosa, soprattutto nelle partecipanti che presentavano valori iniziali più elevati.[8]

Una meta-analisi pubblicata nel 2023 ha inoltre individuato segnali favorevoli sulla progressione della calcificazione coronarica e sui livelli di dp-ucMGP. I risultati devono però essere interpretati considerando l’eterogeneità degli studi e il fatto che l’analisi comprendeva interventi con diverse forme di vitamina K.[10]

Un elemento particolarmente interessante arriva da uno studio randomizzato del 2026: in pazienti con coronaropatia sintomatica, due anni di integrazione con 360 µg al giorno di MK-7 hanno rallentato la progressione della calcificazione coronarica rispetto al placebo.[11]

Esistono tuttavia anche risultati negativi. In pazienti con calcificazione della valvola aortica, uno studio randomizzato non ha rilevato un rallentamento significativo della progressione della calcificazione dopo integrazione con vitamina K2 associata a vitamina D.[9]

Questi risultati non sono necessariamente contraddittori: calcificazione coronarica e calcificazione valvolare sono fenomeni differenti, studiati in popolazioni e condizioni diverse.

Per HealthyWay, la modulazione dei processi di calcificazione attraverso le proteine vitamina K-dipendenti rappresenta uno degli ambiti più promettenti della ricerca sulla K2. I nuovi risultati interventistici rafforzano questo interesse, ma non dimostrano ancora che l’integrazione riduca infarti, ictus o mortalità cardiovascolare.

Anche la relazione tra quantità di calcio coronarico, composizione delle placche e rischio clinico è complessa: rallentare la progressione di un indicatore radiologico non equivale necessariamente a dimostrare una maggiore stabilità delle placche.


Dove si trova la vitamina K2 negli alimenti

La vitamina K2 è presente soprattutto in alcuni alimenti fermentati e prodotti di origine animale. A differenza della vitamina K1, abbondante nelle verdure a foglia verde, i menaquinoni hanno una distribuzione alimentare più variabile, influenzata anche dai processi di produzione, fermentazione e maturazione.

Il contenuto di K2 può quindi cambiare considerevolmente tra alimenti della stessa categoria. Questo rende difficile stimarne l’assunzione quotidiana con la stessa precisione utilizzata per nutrienti di cui conosciamo meglio la composizione degli alimenti.[1][12]

Alimenti fermentati e fonti animali

Tra le principali fonti alimentari di vitamina K2 troviamo:

  • Natto: alimento tradizionale giapponese ottenuto dalla fermentazione della soia con Bacillus subtilis. È particolarmente ricco di MK-7 e rappresenta una delle fonti alimentari più concentrate di questa forma.
  • Formaggi stagionati e fermentati: possono contenere quantità interessanti di diversi menaquinoni, soprattutto quelli a catena più lunga. Il contenuto varia in relazione ai microrganismi utilizzati, al tipo di formaggio e alla lavorazione.
  • Tuorlo d’uovo e alcuni prodotti animali: forniscono prevalentemente MK-4, generalmente in quantità inferiori rispetto alla MK-7 presente nel natto.
  • Carni e frattaglie: possono contribuire all’apporto di alcuni menaquinoni, ma quantità e forme presenti dipendono dal tipo di alimento e dalla sua composizione.

Uno studio dedicato ai formaggi ha documentato differenze importanti nel contenuto di menaquinoni tra prodotti differenti, confermando che non è corretto attribuire a tutti i formaggi stagionati un contenuto uniforme di vitamina K2.[12]

Anche le modalità di allevamento e alimentazione degli animali possono contribuire alla variabilità nutrizionale dei prodotti, ma non disponiamo di elementi sufficienti per affermare che tutti gli alimenti grass-fed siano sistematicamente più ricchi di K2 rispetto alle alternative convenzionali.

Un’altra distinzione riguarda l’assorbimento. Essendo liposolubile, la vitamina K viene assorbita insieme ai lipidi alimentari, ma la biodisponibilità dipende anche dalla matrice dell’alimento e dalla forma chimica presente.

Per HealthyWay, una dieta nutrizionalmente adeguata non dovrebbe essere valutata soltanto in base alla presenza teorica di un nutriente, ma anche considerando quantità effettivamente consumate, disponibilità biologica e funzioni fisiologiche coinvolte.

Questo non significa che l’alimentazione moderna determini necessariamente una carenza di K2. Significa riconoscere che l’apporto di menaquinoni può essere molto diverso tra persone con abitudini alimentari differenti e che non sempre disponiamo di dati sufficienti per stabilire quale quantità sia ottimale per tutte le funzioni extraepatiche.


Carenza di vitamina K2 e insufficienza funzionale: quale differenza?

Quando si parla di carenza vitaminica, si pensa generalmente a una condizione in cui l’apporto insufficiente provoca alterazioni riconoscibili o sintomi clinici.

Nel caso della vitamina K, la manifestazione più caratteristica di una carenza importante riguarda la coagulazione del sangue. Negli adulti sani, tuttavia, una carenza clinicamente evidente è relativamente rara.

Questo non risolve completamente la questione dello stato nutrizionale della vitamina K.

Un organismo può mantenere normali le funzioni coagulative pur presentando una quota di proteine extraepatiche non completamente carbossilate. È proprio questa distinzione che rende interessante lo studio della vitamina K2.[1][2]

Non significa che la presenza di proteine non carbossilate rappresenti necessariamente una patologia. Significa che i parametri utilizzati per riconoscere una carenza clinica e quelli che descrivono il funzionamento di specifici processi fisiologici non misurano esattamente la stessa cosa.

Cosa indicano osteocalcina non carbossilata e dp-ucMGP?

Due dei biomarcatori più studiati sono l’osteocalcina non carbossilata (ucOC) e la Matrix Gla Protein non fosforilata e non carbossilata (dp-ucMGP).

L’ucOC permette di valutare indirettamente lo stato di carbossilazione dell’osteocalcina, mentre la dp-ucMGP viene utilizzata soprattutto negli studi sullo stato funzionale della vitamina K nei tessuti vascolari.

In diversi interventi nutrizionali, l’integrazione con vitamina K2 ha modificato favorevolmente questi marcatori. Uno studio condotto su adulti sani ha mostrato, per esempio, che dosi relativamente contenute di MK-7 miglioravano lo stato extraepatico della vitamina K senza influenzare la generazione di trombina.[2]

Questa osservazione suggerisce che la quantità di vitamina K sufficiente per una normale funzione coagulativa non coincida necessariamente con quella capace di massimizzare la carbossilazione delle proteine extraepatiche.

Ma ci sono due limiti importanti.

Il primo è che non esiste un valore universalmente riconosciuto di ucOC o dp-ucMGP che permetta di definire un livello ottimale di vitamina K per la salute a lungo termine. Inoltre, questi biomarcatori possono essere influenzati da fattori differenti dalla sola disponibilità di K2.

Il secondo è che migliorare un biomarcatore non garantisce automaticamente un beneficio clinico. Alcuni studi sull’osso, per esempio, hanno osservato una maggiore carbossilazione dell’osteocalcina senza una corrispondente riduzione significativa della perdita di densità minerale nel periodo esaminato.[6]

Questi limiti non rendono irrilevanti i biomarcatori. Ne definiscono il corretto significato: strumenti preziosi per comprendere la risposta biologica alla vitamina K, non test diagnostici autonomi di una presunta carenza universale di K2.

Per HealthyWay, l’assenza di una carenza manifesta è una condizione necessaria, ma non necessariamente sufficiente, per descrivere l’adeguatezza funzionale di un nutriente.

È una distinzione che riteniamo particolarmente importante nell’ambito della nutrizione preventiva. Le proteine vitamina K-dipendenti partecipano a processi fisiologici rilevanti e la possibilità di modificarne la carbossilazione attraverso l’apporto nutrizionale merita di essere considerata seriamente.

Questo non autorizza a concludere che tutti debbano assumere integratori di K2, né che la massima carbossilazione misurabile sia necessariamente l’obiettivo clinico da perseguire.

La nostra posizione è più precisa: riteniamo riduttivo considerare la normale coagulazione come prova definitiva che l’apporto di vitamina K sia ottimale per tutte le sue funzioni nell’organismo.

Per HealthyWay, prevenire una carenza clinica e valutare l'adeguatezza funzionale di un nutriente sono due questioni differenti. La K2 è particolarmente interessante perché la sua integrazione può modificare i marcatori di carbossilazione extraepatica anche quando la coagulazione è normale. Il significato clinico di questa risposta va però interpretato alla luce degli studi disponibili.

Quando può avere senso integrare la vitamina K2

L’integrazione di vitamina K2 può essere presa in considerazione quando l’alimentazione ne fornisce quantità limitate oppure quando esiste un interesse specifico per il metabolismo osseo e i processi di calcificazione vascolare.

Non disponiamo, tuttavia, di un fabbisogno giornaliero autonomo ufficialmente stabilito per la K2, né di una dose universalmente riconosciuta come ottimale per le funzioni extraepatiche.[1]

Questo non impedisce di valutare l’integrazione, ma richiede di distinguere tre aspetti: la quantità assunta con gli alimenti, la risposta fisiologica osservata negli studi e gli eventuali benefici clinici.

K2, vitamina D3 e scelta dell’integratore

La vitamina D e la vitamina K partecipano entrambe al metabolismo osseo, ma attraverso meccanismi differenti. La vitamina D contribuisce all’assorbimento e all’utilizzazione del calcio, mentre la vitamina K interviene nella carbossilazione di proteine come l’osteocalcina.

Per HealthyWay, l’associazione tra vitamina D3 e K2 possiede un razionale fisiologico coerente, soprattutto quando si considera la salute scheletrica nel suo insieme. Non significa però che aggiungere K2 alla vitamina D migliori necessariamente gli esiti clinici in ogni persona.

Tra le forme utilizzate negli integratori, la MK-7 presenta caratteristiche farmacocinetiche interessanti, tra cui una permanenza nel circolo sanguigno più prolungata rispetto alla K1 e alla MK-4.[4]

Questa proprietà costituisce una ragione per cui HealthyWay guarda con interesse alla MK-7 nelle formulazioni destinate all’assunzione quotidiana. La scelta deve comunque considerare la qualità della materia prima, la dose e la documentazione disponibile, senza confondere la maggiore persistenza nel sangue con una superiorità clinica dimostrata per tutti gli utilizzi.

Sicurezza e interazioni farmacologiche

La vitamina K2 presenta generalmente un buon profilo di tollerabilità alle dosi nutrizionali studiate. Esiste però un’interazione farmacologica particolarmente importante.

Chi assume anticoagulanti antagonisti della vitamina K, come warfarin o acenocumarolo, non dovrebbe iniziare, sospendere o modificare autonomamente l’assunzione di integratori di K2.

Anche dosi relativamente contenute di MK-7 possono interferire con l’effetto di questi farmaci e con il controllo dell’INR. Eventuali modifiche dell’apporto devono quindi essere concordate con il medico che gestisce la terapia anticoagulante.[13]


Conclusioni: perché la vitamina K2 merita attenzione

La vitamina K2 partecipa a processi fisiologici importanti per l’organismo, in particolare attraverso la carbossilazione di proteine coinvolte nella mineralizzazione ossea e nella regolazione della calcificazione vascolare.

Gli studi mostrano che un maggiore apporto di K2 può migliorare alcuni marcatori funzionali anche in persone senza manifestazioni di carenza clinica. Le evidenze sui benefici per ossa e sistema cardiovascolare sono incoraggianti in determinati contesti, ma non ancora uniformi per gli esiti clinici più importanti.

La posizione HealthyWay è che l’adeguatezza nutrizionale non dovrebbe essere valutata esclusivamente sulla capacità di evitare una carenza manifesta. Il funzionamento dei tessuti extraepatici merita attenzione e la vitamina K2 rappresenta un ambito di ricerca particolarmente interessante.

Non significa considerare l’integrazione indispensabile per tutti. Significa riconoscere che la distinzione tra sufficienza convenzionale e possibile ottimizzazione funzionale apre domande scientifiche rilevanti, alle quali è ragionevole dedicare attenzione senza anticipare risposte definitive.


Cambia il tuo percorso.

Il team di HealthyWay



Domande frequenti sulla vitamina K2

❓ Domande frequenti — clicca per mostrare/nascondere

Qual è la differenza principale tra vitamina K1 e K2?
Entrambe partecipano all’attivazione delle proteine vitamina K-dipendenti. Differiscono per struttura, fonti alimentari e caratteristiche farmacocinetiche. Non hanno funzioni biologiche completamente separate.

La vitamina K2 serve davvero alle ossa?
Partecipa alla carbossilazione dell’osteocalcina, coinvolta nella fisiologia ossea. Alcuni studi di integrazione mostrano risultati favorevoli, ma la riduzione delle fratture non è stata dimostrata uniformemente.

La vitamina K2 elimina il calcio dalle arterie?
No. La K2 contribuisce all’attivazione di proteine come la MGP, coinvolte nella regolazione della calcificazione vascolare. Non trasporta direttamente il calcio dalle arterie alle ossa.

Come si riconosce una carenza di vitamina K2?
Non esiste un test clinico universalmente validato per diagnosticare una carenza specifica di K2. Biomarcatori come ucOC e dp-ucMGP sono utilizzati nella ricerca, ma non definiscono da soli una carenza.

Quali alimenti contengono più vitamina K2?
Il natto è particolarmente ricco di MK-7. Anche alcuni formaggi fermentati, uova e prodotti animali contengono menaquinoni, in quantità molto variabili.

È meglio assumere MK-4 o MK-7?
La MK-7 rimane generalmente più a lungo nel circolo sanguigno ed è spesso utilizzata negli integratori quotidiani. Questo non dimostra una superiorità clinica universale rispetto alla MK-4.

Si può assumere vitamina K2 insieme alla D3?
Le due vitamine possono essere associate e condividono un interesse per la fisiologia ossea. La combinazione non è però automaticamente necessaria o clinicamente superiore in ogni situazione. Chi assume antagonisti della vitamina K deve concordare l’eventuale integrazione con il medico.

📚 Mostra/Nascondi bibliografia scientifica

  1. EFSA NDA Panel. Dietary reference values for vitamin K. EFSA Journal. 2017;15(5):4780. [Link]
  2. Theuwissen E, Cranenburg EC, Knapen MH, et al. Low-dose menaquinone-7 supplementation improved extra-hepatic vitamin K status, but had no effect on thrombin generation in healthy subjects. British Journal of Nutrition. 2012;108(9):1652–1657. [Link]
  3. Schurgers LJ, Spronk HMH, Skepper JN, et al. Post-translational modifications regulate matrix Gla protein function: importance for inhibition of vascular smooth muscle cell calcification. Journal of Thrombosis and Haemostasis. 2007;5(12):2503–2511. [Link]
  4. Schurgers LJ, Teunissen KJF, Hamulyák K, et al. Vitamin K-containing dietary supplements: comparison of synthetic vitamin K1 and natto-derived menaquinone-7. Blood. 2007;109(8):3279–3283. [Link]
  5. Knapen MHJ, Drummen NE, Smit E, Vermeer C, Theuwissen E. Three-year low-dose menaquinone-7 supplementation helps decrease bone loss in healthy postmenopausal women. Osteoporosis International. 2013;24(9):2499–2507. [Link]
  6. Emaus N, Gjesdal CG, Almås B, et al. Vitamin K2 supplementation does not influence bone loss in early menopausal women: a randomised double-blind placebo-controlled trial. Osteoporosis International. 2010;21(10):1731–1740. [Link]
  7. Ma ML, Ma ZJ, He YL, et al. Efficacy of vitamin K2 in the prevention and treatment of postmenopausal osteoporosis: A systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Frontiers in Public Health. 2022;10:979649. [Link]
  8. Knapen MHJ, Braam LAJLM, Drummen NE, et al. Menaquinone-7 supplementation improves arterial stiffness in healthy postmenopausal women. A double-blind randomised clinical trial. Thrombosis and Haemostasis. 2015;113(5):1135–1144. [Link]
  9. Diederichsen ACP, et al. Vitamin K2 and D in Patients With Aortic Valve Calcification: A Randomized Double-Blinded Clinical Trial. Circulation. 2022;145(18):1387–1397. [Link]
  10. Li T, Wang Y, Tu WP. Vitamin K supplementation and vascular calcification: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Frontiers in Nutrition. 2023;10:1115069. [Link]
  11. Vossen LM, de Leeuw PW, Schurgers LJ, et al. Two Years of Menaquinone-7 Supplementation and Coronary Artery Calcification: A Randomized Clinical Trial. JAMA Cardiology. 2026;11(8):719–726. [Link]
  12. Vermeer C, Raes J, van ‘t Hoofd C, Knapen MHJ, Xanthoulea S. Menaquinone Content of Cheese. Nutrients. 2018;10(4):446. [Link]
  13. Theuwissen E, Teunissen KJ, Spronk HMH, et al. Effect of low-dose supplements of menaquinone-7 (vitamin K2) on the stability of oral anticoagulant treatment: dose-response relationship in healthy volunteers. Journal of Thrombosis and Haemostasis. 2013;11(6):1085–1092. [Link]

Condividi:

SCOPRI LA LINEA HEALTHYWAY

Altri articoli

Rimani sempre aggiornato

Ti potrebbero interessare:

0
0
CARRELLO
Il tuo carrello è vuoto