Radice, polvere e capsule di ashwagandha

Ashwagandha: dall’Ayurveda all’evidence-based medicine

L’Ashwagandha è una pianta adattogena studiata soprattutto per la risposta allo stress e la qualità del sonno. Scopri cosa mostrano realmente gli studi su benefici, dosaggio, withanolidi, performance e funzione cognitiva, come valutare un estratto e quali controindicazioni considerare.

L’Ashwagandha (Withania somnifera) è una pianta utilizzata da secoli nella tradizione ayurvedica e oggi studiata soprattutto per il possibile ruolo nella risposta allo stress, nella qualità del sonno e, in misura diversa, in alcuni ambiti della performance fisica e cognitiva.[1][2][3][4][8][9]

Il termine “adattogeno” viene spesso usato per descriverla, ma non significa che l’Ashwagandha renda l’organismo genericamente “più resistente” a tutto. Gli studi clinici riguardano estratti specifici, con dosi, parti della pianta e standardizzazioni differenti.

Per questo è importante distinguere tra polvere di radice, estratti secchi e prodotti titolati in withanolidi: i milligrammi dichiarati in etichetta, da soli, non descrivono completamente la preparazione utilizzata.[1][11]

In questa guida vedremo cosa sappiamo davvero su benefici, sonno, stress, dosaggi studiati, sicurezza e criteri utili per leggere correttamente un integratore di Ashwagandha.

L’obiettivo non è quindi attribuirle una funzione generica, ma capire quali effetti sono meglio sostenuti dalle evidenze disponibili.

L’ASHWAGANDHA NON È SEMPLICEMENTE UN «SEDATIVO NATURALE». LA RICERCA CLINICA LA STUDIA SOPRATTUTTO IN RELAZIONE ALLA RISPOSTA ALLO STRESS, AL SONNO E AD ALCUNI ASPETTI DELLA PERFORMANCE. ESTRATTO, DOSE E STANDARDIZZAZIONE POSSONO CAMBIARE MOLTO DA UNO STUDIO ALL’ALTRO.

Aggiornato il 30 settembre 2026



Cos’è l’Ashwagandha e perché viene definita adattogena?

L’Ashwagandha è una pianta della famiglia delle Solanaceae. La parte più utilizzata negli integratori e in molti studi clinici è la radice, anche se esistono preparazioni ottenute da parti diverse della pianta.[1][11]

Il suo interesse scientifico deriva soprattutto dalla presenza di composti chiamati withanolidi, insieme ad altri costituenti vegetali. Gli estratti possono differire per metodo di estrazione, concentrazione e standardizzazione, quindi prodotti con lo stesso numero di milligrammi non sono necessariamente equivalenti.

Viene definita “adattogena” perché è stata studiata per la capacità di modulare la risposta dell’organismo a condizioni di stress, ma il termine va interpretato con prudenza: descrive un’area di ricerca, non una proprietà universale garantita.

Withania somnifera: radice, estratti e withanolidi

La Withania somnifera contiene diversi fitocomposti, tra cui i withanolidi, una famiglia di lattoni steroidei considerata uno dei principali riferimenti per la caratterizzazione degli estratti.[1]

Negli integratori si possono trovare polvere di radice oppure estratti più concentrati. In questi ultimi la quantità di withanolidi può essere standardizzata, cioè garantita entro un determinato intervallo.

Questa informazione è utile, ma non basta da sola a prevedere l’effetto clinico: contano anche parte della pianta, metodo di estrazione, profilo complessivo dei composti e formulazione utilizzata negli studi.

Per confrontare due prodotti serve quindi guardare oltre il semplice dato in milligrammi riportato in etichetta.

Cosa significa davvero “adattogeno”

“Adattogeno” è un termine usato per sostanze studiate in relazione alla capacità di migliorare la risposta a fattori di stress e favorire il mantenimento dell’equilibrio fisiologico.

Nel caso dell’Ashwagandha, l’interesse deriva soprattutto dagli studi su stress percepito, ansia, cortisolo e qualità del sonno.[2][3][4]

Non significa però che la pianta “normalizzi” automaticamente qualsiasi funzione dell’organismo o che abbia lo stesso effetto in tutte le persone. È più corretto usare il termine come descrizione del suo principale campo di ricerca, lasciando agli studi clinici il compito di definire dove gli effetti sono realmente osservabili.


Radice, polvere e capsule di ashwagandha
Ashwagandha in diverse forme: radice essiccata, polvere ed estratto in capsule.

Quali benefici dell’Ashwagandha sono supportati dagli studi?

L’Ashwagandha è stata studiata in numerosi ambiti, ma le evidenze non hanno la stessa solidità per tutti i possibili benefici. I dati più consistenti riguardano soprattutto stress percepito, ansia e alcuni parametri del sonno; esistono inoltre risultati interessanti sulla performance fisica e, con maggiore variabilità, sulla funzione cognitiva e sulla salute riproduttiva.[2][3][4][8][9][10]

È importante considerare che gli studi utilizzano estratti diversi per parte della pianta, metodo di estrazione, standardizzazione e dosaggio. Un risultato ottenuto con una specifica preparazione non può quindi essere esteso automaticamente a qualsiasi prodotto contenente Ashwagandha.

Stress e cortisolo

Lo stress è probabilmente l’ambito nel quale l’Ashwagandha dispone delle evidenze cliniche più interessanti. Meta-analisi recenti di trial randomizzati riportano riduzioni dello stress percepito e dell’ansia rispetto al placebo; in diversi studi sono state osservate anche variazioni del cortisolo, uno degli ormoni coinvolti nella risposta allo stress.[2][3]

Questo non significa che l’Ashwagandha “abbassi il cortisolo” in qualsiasi persona o che possa sostituire il trattamento di un disturbo d’ansia. Gli studi riguardano soprattutto adulti con livelli di stress elevati o sintomi lievi-moderati e utilizzano estratti e dosaggi differenti.

Il dato più coerente è quindi un possibile supporto alla gestione della risposta allo stress, mentre entità dell’effetto e formulazione ottimale restano meno definite.

Sonno e qualità del riposo

Anche sul sonno emerge un segnale favorevole, ma mediamente più contenuto. Una meta-analisi di trial randomizzati ha rilevato un miglioramento piccolo ma significativo di alcuni parametri del sonno, con effetti più evidenti nelle persone con insonnia e in alcuni studi di durata maggiore.[4]

Le formulazioni utilizzate sono molto diverse. Esistono, per esempio, studi che hanno osservato miglioramenti della qualità del sonno con uno specifico estratto standardizzato somministrato a 120 mg al giorno, mentre altri trial hanno utilizzato 300–600 mg o quantità differenti.[5]

Questo dimostra soprattutto che non esiste un’unica quantità applicabile a ogni estratto. L’Ashwagandha non va inoltre considerata un sonnifero: il suo possibile ruolo sul riposo sembra inserirsi più ampiamente nella modulazione dello stress e della qualità del sonno.

Performance fisica, forza e recupero

L’Ashwagandha è stata studiata anche in relazione alla performance fisica. Meta-analisi recenti mostrano un possibile miglioramento medio di alcuni parametri di prestazione, con segnali particolarmente interessanti per la capacità aerobica.[8][9]

Per forza, potenza e resistenza muscolare i risultati sono invece meno uniformi e gli studi riguardano soprattutto giovani adulti e persone fisicamente attive.

Non è quindi corretto considerarla un ergogenico con effetto garantito. I dati suggeriscono piuttosto un possibile supporto in determinati contesti di allenamento, con risultati influenzati da popolazione, durata, estratto e dose utilizzati.

Memoria, attenzione e funzione cognitiva

Alcuni trial hanno valutato memoria, attenzione, velocità di elaborazione e funzioni esecutive. Una meta-analisi recente ha rilevato risultati favorevoli su alcuni di questi domini, ma il numero di studi rimane inferiore rispetto alla letteratura su stress e sonno.[8]

Si tratta quindi di un ambito promettente, non di una prova che l’Ashwagandha migliori genericamente le capacità cognitive.

Anche qui popolazione studiata, durata e formulazione possono influenzare significativamente l’esito.

Altri ambiti studiati: metabolismo, fertilità e ormoni

La ricerca ha esplorato anche metabolismo glucidico, ormoni sessuali, funzione riproduttiva e fertilità.

Per la salute riproduttiva esistono risultati interessanti sia negli uomini sia nelle donne, ma una revisione sistematica recente evidenzia ancora una letteratura eterogenea e la necessità di studi migliori per definire effetti, dosaggi e sicurezza a lungo termine.[10]

In particolare, risultati relativi a testosterone, spermatozoi o altri parametri ormonali osservati in popolazioni specifiche non devono essere interpretati come prova che l’Ashwagandha “aumenti gli ormoni” in qualsiasi persona.

Questi ambiti restano quindi secondari rispetto alle evidenze oggi più consistenti su stress e sonno.


Dosaggio dell’Ashwagandha: quanto ne viene usato negli studi?

Non esiste una dose universale di Ashwagandha valida per tutti gli estratti e per ogni obiettivo. Gli studi clinici hanno utilizzato preparazioni molto diverse: estratti di sola radice, estratti di radice e foglie, concentrazioni differenti di withanolidi e quantità giornaliere che possono variare notevolmente.[2][4][5][6][7][15]

Per questo il numero di milligrammi riportato in etichetta va sempre interpretato insieme alle caratteristiche dell’estratto.

Gli studi non permettono di fissare una soglia sotto la quale l’Ashwagandha sia necessariamente inefficace né di concludere che quantità progressivamente maggiori producano automaticamente effetti maggiori.

Dosi e formulazioni utilizzate nella ricerca

Negli studi clinici troviamo sia estratti specifici utilizzati nell’ordine di 120–125 mg al giorno, sia preparazioni somministrate a 300–600 mg al giorno o con schemi differenti.[5][6][7][15]

Per esempio, un trial sul sonno ha impiegato 120 mg/die di uno specifico estratto standardizzato, mentre uno studio sullo stress ha valutato 125, 250 e 500 mg/die di un diverso estratto di radice e foglie.[5][6]

Queste quantità non devono però essere confrontate come se fossero grammi della stessa sostanza: cambiano materia prima, processo estrattivo e composizione.

Quando leggiamo “300 mg” o “600 mg” in uno studio stiamo quindi descrivendo la dose di quella specifica preparazione, non una quantità universale necessaria per ottenere un effetto.

Withanolidi e standardizzazione: cosa significano

La standardizzazione in withanolidi indica che l’estratto è prodotto per garantire una determinata concentrazione di questi composti caratteristici dell’Ashwagandha.

Per esempio, un estratto al 5% contiene nominalmente 5 g di withanolidi ogni 100 g di estratto: 120 mg di un estratto titolato al 5% apportano quindi 6 mg di withanolidi.

È un’informazione molto più utile del solo peso dell’estratto, ma non rappresenta comunque una misura diretta dell’efficacia clinica. Due estratti con la stessa percentuale possono differire per parte della pianta, solvente, rapporto di estrazione e profilo complessivo dei fitocomposti.[1][15]

Più milligrammi significa necessariamente più effetto?

No. Alcune analisi suggeriscono una relazione tra dose e determinati risultati, ma la letteratura non identifica una semplice regola del tipo “più milligrammi = più beneficio” valida per tutte le formulazioni.[2]

Inoltre, estratti diversi non sono direttamente intercambiabili.

È quindi più corretto chiedersi quale preparazione è stata studiata, con quale standardizzazione, a quale dose e per quanto tempo, piuttosto che giudicare un prodotto esclusivamente dal numero più alto riportato in etichetta.

NON ESISTE UNA SOGLIA UNIVERSALE DI MILLIGRAMMI CHE DIVIDA UN ESTRATTO DI ASHWAGANDHA «EFFICACE» DA UNO «INEFFICACE». GLI STUDI UTILIZZANO PREPARAZIONI, STANDARDIZZAZIONI E DOSI DIFFERENTI: I MILLIGRAMMI VANNO SEMPRE INTERPRETATI INSIEME ALLE CARATTERISTICHE DELL’ESTRATTO.

Quando assumerla e per quanto tempo

Gli studi clinici utilizzano l’Ashwagandha generalmente per diverse settimane, spesso nell’ordine di 6–12 settimane, quindi non va interpretata come un prodotto il cui effetto deve necessariamente essere percepibile dalla prima assunzione.[3][4][5][6][7]

Non esiste invece una regola clinica consolidata secondo cui debba essere assunta obbligatoriamente al mattino o alla sera. Il momento può dipendere dall’obiettivo, dalla formulazione e dalla tollerabilità individuale.

Per il sonno viene spesso utilizzata in protocolli compatibili con l’assunzione serale, mentre in altri studi la dose è distribuita nella giornata.

La sicurezza degli estratti è documentata soprattutto per periodi relativamente brevi; i dati sull’uso continuativo per molti mesi o anni sono molto più limitati.[11][15]


Ashwagandha nelle donne e negli uomini: cambia qualcosa?

Molti effetti studiati dell’Ashwagandha — in particolare quelli su stress e sonno — non sono specifici di uomini o donne. Esistono però studi che hanno valutato alcuni aspetti della salute riproduttiva, sessuale e ormonale separatamente nei due sessi.[10]

La letteratura disponibile è ancora eterogenea e non permette di attribuire all’Ashwagandha un effetto “ormonale” generale. I risultati dipendono dalla popolazione studiata: persone sane, soggetti con problemi di fertilità, stress elevato o altre condizioni specifiche.

Per questo è importante non trasformare risultati osservati in sottogruppi particolari in promesse valide per chiunque.

Ashwagandha nelle donne

Nelle donne sono stati studiati aspetti come funzione sessuale, stress, benessere e alcuni parametri riproduttivi, ma il numero e la qualità degli studi sono ancora limitati.[10]

Non esistono quindi prove sufficienti per parlare di un generico effetto “riequilibrante degli ormoni femminili”.

Per una donna sana, gli ambiti con evidenza più utile rimangono soprattutto quelli già discussi — risposta allo stress e qualità del sonno — mentre gli eventuali effetti su ciclo, fertilità o condizioni endocrine richiedono studi più specifici e non vanno generalizzati.

Testosterone, fertilità e salute maschile

Negli uomini alcuni studi hanno valutato testosterone, qualità del seme, fertilità e funzione sessuale, con risultati favorevoli in determinate popolazioni.[10]

Questo non significa però che l’Ashwagandha aumenti necessariamente il testosterone in qualsiasi uomo sano. Parte delle evidenze riguarda soggetti con infertilità, stress o specifiche condizioni di partenza.

La revisione più recente considera l’area promettente ma sottolinea la necessità di studi migliori per chiarire dosi, durata ed effetti a lungo termine.[10]

È quindi più corretto parlare di possibile interesse per alcuni aspetti della salute riproduttiva maschile, non di un “booster ormonale” universale.


Ashwagandha: effetti collaterali e controindicazioni

Negli studi clinici l’Ashwagandha è risultata generalmente ben tollerata per periodi di alcune settimane o pochi mesi, ma i dati sulla sicurezza dell’uso continuativo per molti mesi o anni sono più limitati.[11][14][15]

Gli effetti indesiderati più comuni sono in genere lievi. Esistono però alcune situazioni che meritano maggiore attenzione, soprattutto per possibili effetti su tiroide e fegato, oltre a gravidanza, allattamento e uso concomitante di alcuni farmaci.[12][13][14][15]

Questo non rende l’Ashwagandha un ingrediente “pericoloso”: significa semplicemente che, come qualsiasi sostanza biologicamente attiva, non va considerata automaticamente adatta a tutti.

Disturbi gastrointestinali, sonnolenza e altri effetti comuni

Gli effetti indesiderati riportati più frequentemente comprendono nausea, disturbi gastrointestinali, feci più liquide e sonnolenza, generalmente di intensità lieve.[11][15]

La tollerabilità può dipendere da dose, formulazione e sensibilità individuale.

In chi avverte sonnolenza è inoltre sensato considerare con maggiore attenzione l’associazione con altre sostanze o farmaci ad azione sedativa.

La maggior parte degli studi disponibili riguarda comunque periodi relativamente brevi, quindi una buona tollerabilità nelle prime settimane non equivale automaticamente a una sicurezza documentata per un uso continuativo indefinito.

Tiroide e Ashwagandha

L’Ashwagandha può influenzare la funzione tiroidea. In un piccolo trial su persone con ipotiroidismo subclinico, 600 mg al giorno di estratto di radice per otto settimane hanno modificato significativamente TSH, T3 e T4 rispetto al placebo.[12]

Il risultato è interessante, ma non significa che l’Ashwagandha debba essere utilizzata come trattamento della tiroide.

Proprio perché può modificare gli indici tiroidei, chi presenta patologie tiroidee o assume levotiroxina o altri farmaci specifici dovrebbe valutare l’utilizzo di integratori di Ashwagandha con il proprio medico.

Ashwagandha e fegato

Sono stati descritti rari casi di danno epatico associato all’Ashwagandha. Una revisione del 2026 ha raccolto casi clinici nei quali il danno compariva generalmente dopo alcune settimane e presentava spesso un profilo colestatico o misto; nella maggior parte dei casi si osservava recupero dopo la sospensione.[13]

Si tratta di eventi rari rispetto alla diffusione dell’utilizzo, e i normali trial clinici non indicano una tossicità epatica frequente.[11][14]

La cautela è però particolarmente importante nelle persone con malattia epatica cronica preesistente. Comparsa di ittero, urine scure o prurito persistente durante l’assunzione richiede una valutazione medica.

L’ASHWAGANDHA È GENERALMENTE BEN TOLLERATA NEGLI STUDI DI BREVE DURATA, MA «NATURALE» NON SIGNIFICA PRIVA DI CONTROINDICAZIONI. PARTICOLARE CAUTELA È OPPORTUNA IN PRESENZA DI PATOLOGIE TIROIDEE O EPATICHE, IN GRAVIDANZA E QUANDO SI ASSUMONO FARMACI CON CUI POTREBBE INTERAGIRE.

Gravidanza, allattamento e altre situazioni particolari

In gravidanza l’uso di integratori di Ashwagandha viene generalmente sconsigliato per la mancanza di dati sufficienti sulla sicurezza e per possibili effetti biologici non desiderati.[14][15]

Anche durante l’allattamento i dati disponibili sono insufficienti per considerare l’integrazione sicuramente appropriata.

La stessa prudenza vale in presenza di condizioni endocrine o immunologiche complesse: la decisione non dovrebbe basarsi sul fatto che il prodotto sia di origine vegetale, ma sul profilo individuale e sulle terapie eventualmente assunte.

Interazioni con farmaci

Le possibili interazioni riguardano soprattutto farmaci che agiscono sulla tiroide, sul sistema nervoso centrale, sulla glicemia, sulla pressione arteriosa o sulla risposta immunitaria.[15]

Per molte di queste interazioni le prove cliniche dirette sono limitate, quindi non è corretto costruire liste di combinazioni “vietate” valide per tutti.

Chi assume terapie continuative, più farmaci contemporaneamente o medicinali con un margine terapeutico ristretto dovrebbe però valutare l’integrazione con il medico o il farmacista, soprattutto quando l’Ashwagandha viene utilizzata quotidianamente per diverse settimane.


Come leggere un integratore di Ashwagandha

Due integratori che riportano entrambi “Ashwagandha” in etichetta possono essere molto diversi. Per interpretarli correttamente non basta guardare il numero di milligrammi: è utile verificare parte della pianta, tipo di preparazione, eventuale rapporto di estrazione e standardizzazione in withanolidi.[1][15]

Queste informazioni aiutano a capire quanto il prodotto sia caratterizzato e quanto sia ragionevole confrontarlo con le preparazioni utilizzate negli studi clinici.

Un estratto standardizzato non è automaticamente “migliore” di qualsiasi altra preparazione, ma offre un dato importante: garantisce una quantità definita di alcuni composti caratteristici invece di affidarsi soltanto al peso totale della materia prima.

Radice, foglie o entrambe?

La radice è la parte tradizionalmente più utilizzata e compare in numerosi studi clinici, ma esistono anche estratti ottenuti da radice e foglie insieme.[1][11]

Questa differenza non è puramente botanica: le diverse parti della pianta possono avere profili differenti di withanolidi e altri fitocomposti.

Quando si confrontano due studi o due integratori è quindi utile sapere quale parte di Withania somnifera è stata effettivamente impiegata, evitando di considerare automaticamente equivalenti tutte le preparazioni commercializzate come Ashwagandha.

Estratto secco, rapporto di estrazione e withanolidi

Un estratto secco è ottenuto concentrando alcuni componenti della materia prima vegetale attraverso un processo di estrazione. Quando viene dichiarato un rapporto droga/estratto, questo indica quanta materia prima è stata utilizzata per ottenere una determinata quantità di estratto.

La titolazione in withanolidi aggiunge un’altra informazione: un estratto al 5%, per esempio, garantisce nominalmente 5 mg di withanolidi ogni 100 mg di estratto.

Metodo di estrazione e solvente utilizzato possono però modificare il profilo finale dei composti.[1]

Per questo rapporto di estrazione, percentuale di withanolidi e milligrammi sono informazioni complementari, non numeri intercambiabili.

Perché due prodotti con gli stessi milligrammi possono essere diversi

Due prodotti da 120, 300 o 600 mg non sono necessariamente equivalenti se utilizzano estratti differenti.

Possono cambiare parte della pianta, concentrazione, metodo estrattivo, standardizzazione e profilo dei withanolidi. Gli stessi studi clinici utilizzano preparazioni molto eterogenee, motivo per cui il solo numero di milligrammi non permette di prevedere con certezza l’effetto.[2][4][5][6][7]

Allo stesso modo, una percentuale più elevata di withanolidi non significa automaticamente un beneficio clinico maggiore.

La domanda più utile non è quindi “quanti milligrammi contiene?”, ma “che cosa rappresentano quei milligrammi e quanto è caratterizzato l’estratto?”.


Ashwagandha: cosa possiamo concludere oggi

L’Ashwagandha è uno degli adattogeni più studiati e le evidenze più consistenti riguardano soprattutto il supporto alla risposta allo stress, con segnali favorevoli anche su alcuni parametri della qualità del sonno.[2][3][4]

Performance fisica, cognizione e salute riproduttiva sono ambiti interessanti, ma con evidenze meno uniformi.[8][9][10]

Non esiste inoltre una dose universale valida per qualsiasi estratto: negli studi cambiano quantità, parte della pianta, standardizzazione e formulazione.

Nel breve periodo gli estratti standardizzati risultano generalmente ben tollerati, ma esistono controindicazioni e dati più limitati sull’uso molto prolungato.[11][14][15]

La lettura più corretta è quindi considerare insieme qualità dell’estratto, obiettivo, dose studiata e profilo individuale.


Cambia il tuo percorso.

Il team di HealthyWay



Domande frequenti sull’Ashwagandha

❓ Domande frequenti — clicca per mostrare/nascondere

A cosa serve l’Ashwagandha?
Le evidenze cliniche più consistenti riguardano soprattutto stress percepito e ansia, con risultati interessanti anche sulla qualità del sonno.[2][3][4] Altri ambiti, come performance, cognizione e salute riproduttiva, sono studiati ma presentano risultati meno uniformi.

Quanto Ashwagandha si può assumere?
Non esiste una dose universale. Gli studi utilizzano estratti e quantità molto differenti, da circa 120–125 mg al giorno per alcune preparazioni specifiche fino a 300–600 mg o più in altri protocolli.[5][6][7]

120 mg di Ashwagandha sono pochi?
Non è possibile giudicarlo dal solo numero. Esistono studi clinici anche con estratti nell’ordine di 120–125 mg al giorno, ma si tratta di preparazioni specifiche.[5][6][7] Parte della pianta, concentrazione e standardizzazione devono essere considerate insieme alla dose.

Quanti withanolidi dovrebbe contenere un integratore?
Non è stata definita una quantità universale di withanolidi necessaria per ottenere un beneficio. La titolazione serve a caratterizzare l’estratto, ma una percentuale maggiore non equivale automaticamente a maggiore efficacia.

È meglio assumere l’Ashwagandha al mattino o alla sera?
Non esiste un orario obbligatorio supportato da tutti gli studi. Il momento può dipendere dall’obiettivo e dalla tollerabilità. Per il sonno può essere utilizzata anche in protocolli serali, mentre altri studi distribuiscono l’assunzione durante la giornata.

Dopo quanto fa effetto l’Ashwagandha?
Gli studi clinici valutano generalmente l’effetto dopo diverse settimane, spesso tra circa 6 e 12 settimane.[3][4][5][6] Non è quindi necessariamente un ingrediente da cui aspettarsi un effetto completo dopo una singola assunzione.

Per quanto tempo si può assumere?
La maggior parte dei dati di sicurezza riguarda alcune settimane o pochi mesi. Gli studi sull’uso continuativo per periodi molto lunghi sono più limitati, quindi non possiamo definire una durata universale sicura per tutte le persone.[11][15]

L’Ashwagandha fa dormire?
Non è un sonnifero nel senso farmacologico del termine. Gli studi mostrano un possibile miglioramento di alcuni parametri del sonno, particolarmente in alcune popolazioni, ma l’effetto medio è moderato e varia tra formulazioni.[4][5]

Quali sono le principali controindicazioni dell’Ashwagandha?
È necessaria maggiore cautela in gravidanza e allattamento, in presenza di patologie tiroidee o epatiche e durante alcune terapie farmacologiche. Gli effetti indesiderati più comuni sono generalmente lievi e comprendono disturbi gastrointestinali e sonnolenza.[11][12][13][14][15]

📚 Mostra/Nascondi bibliografia scientifica

  1. Shinde S, Balasubramaniam AK, Mulay V, Saste G, Girme A, Hingorani L. Recent Advancements in Extraction Techniques of Ashwagandha (Withania somnifera) with Insights on Phytochemicals, Structural Significance, Pharmacology, and Current Trends in Food Applications. ACS Omega. 2023;8(44):40982–41003. [Link]
  2. Alsanie SA, Alhodieb FS, Askarpour M. Effects of ashwagandha (Withania somnifera) on mental health in adults: A systematic review and dose-response meta-analysis of randomized controlled trials. Complement Ther Med. 2026;97:103325. [Link]
  3. Arumugam V, Vijayakumar V, Balakrishnan A, Bhandari RB, Boopalan D, Ponnurangam R, Thirupathy VS, Kuppusamy M. Effects of Ashwagandha (Withania somnifera) on stress and anxiety: A systematic review and meta-analysis. Explore (NY). 2024;20(6):103062. [Link]
  4. Cheah KL, Norhayati MN, Yaacob LH, Abdul Rahman R. Effect of Ashwagandha (Withania somnifera) extract on sleep: A systematic review and meta-analysis. PLoS One. 2021;16(9):e0257843. [Link]
  5. Deshpande A, Irani N, Balkrishnan R, Benny IR. A randomized, double blind, placebo controlled study to evaluate the effects of ashwagandha (Withania somnifera) extract on sleep quality in healthy adults. Sleep Med. 2020;72:28–36. [Link]
  6. Pandit S, Srivastav AK, Sur TK, Chaudhuri S, Wang Y, Biswas TK. Effects of Withania somnifera Extract in Chronically Stressed Adults: A Randomized Controlled Trial. Nutrients. 2024;16(9):1293. [Link]
  7. Mahadevan M, Gopukumar K, Gupta R, Morde A, Patni P, Srinivas SS, Bhuvanendran A, Phanindra A. A New Ashwagandha Formulation (Zenroot™) Alleviates Stress and Anxiety Symptoms While Improving Mood and Sleep Quality: A Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled Clinical Study. Adv Ther. 2025;42(10):5238–5254. [Link]
  8. Zhu X, Zeng Q, Lei Y, Xu D. Effects of Withania somnifera (L.) Dunal (Ashwagandha) on cognitive and physical function in adults: a systematic review and meta-analysis. Front Pharmacol. 2026;17:1799467. [Link]
  9. Li X, Li H, Yao S, Hou Y, Chi A. Effects of Withania somnifera (Ashwagandha) Supplementation on Exercise Performance: A Systematic Review and Three-Level Meta-Analysis. Nutrients. 2026;18(12):1915. [Link]
  10. Roy D, Ghosh M, Roy D, Sharma N, Bhatia R, Rangra NK. Effects of Ashwagandha on Reproductive Health: A Systematic Review of Sex-Specific Hormonal and Fertility Outcomes. Phytother Res. 2026;40(8):4813–4832. [Link]
  11. Coope OC, Willems MET, Levington A, Tallon MJ, Roman-Viñas B, Spurr TJ. Back to the Roots: Safety and Tolerability of Standardised Ashwagandha (Withania somnifera) Root Extract in Healthy Adults—A Systematic Review of Biomarkers and Adverse Events. Pharmaceuticals (Basel). 2026;19(5):725. [Link]
  12. Sharma AK, Basu I, Singh S. Efficacy and Safety of Ashwagandha Root Extract in Subclinical Hypothyroid Patients: A Double-Blind, Randomized Placebo-Controlled Trial. J Altern Complement Med. 2018;24(3):243–248. [Link]
  13. McIntyre D, Nguyen P, Kim Y, Meyer B, Salloum M. Ashwagandha (Withania somnifera)-Associated Liver Injury: A Scoping Review of Clinical Characteristics and Safety Considerations. Cureus. 2026;18(5):e109764. [Link]
  14. Kumar A, Sah BK, Ahmad F, Jamwal V, Sahu SK. Potential Adverse Effects of Ashwagandha: A Critical Review of Preclinical and Clinical Evidence. Phytother Res. 2026;40(8):4913–4931. [Link]
  15. National Institutes of Health, Office of Dietary Supplements. Ashwagandha: Health Professional Fact Sheet. [Link]

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