Funghi Reishi (Ganoderma lucidum) essiccati su superficie in legno

Reishi: benefici, proprietà e cosa dice la scienza

Il Reishi (Ganoderma lucidum) è uno dei funghi funzionali più conosciuti. Gli studi sull’uomo mostrano segnali interessanti soprattutto su immunomodulazione, fatica e benessere, mentre molti effetti antitumorali, metabolici e anti-aging restano prevalentemente preclinici. Vediamo cosa sappiamo davvero e come valutare un integratore di Reishi.

Il Reishi è uno dei funghi funzionali più conosciuti e studiati. Nell’uomo sono stati documentati effetti misurabili su alcuni parametri della risposta immunitaria e risultati interessanti su fatica, benessere percepito e risposta psicofisica.[3][4][5][6]

Altre proprietà spesso associate al Reishi — dagli effetti antitumorali alla longevità — poggiano invece soprattutto su studi preclinici o su biomarcatori, più che su benefici clinici direttamente dimostrati.[2][3]

Per leggere correttamente la ricerca bisogna inoltre considerare quale Reishi viene studiato e in quale forma: specie, corpo fruttifero, micelio, spore ed estratti possono avere composizioni differenti.

NEL REISHI SPECIE, PARTE UTILIZZATA E TIPO DI ESTRATTO CONTANO: SONO ELEMENTI CHE DETERMINANO COMPOSIZIONE E CONFRONTABILITÀ CON GLI STUDI.

Aggiornato il 6 ottobre 2026



Reishi (Ganoderma lucidum): cos’è davvero e cosa contiene

Con il nome Reishi, o Lingzhi, si indicano tradizionalmente funghi del genere Ganoderma. Nella letteratura scientifica e commerciale ricorre soprattutto il nome Ganoderma lucidum, ma la classificazione moderna ha mostrato che parte del materiale asiatico storicamente identificato in questo modo appartiene ad altre specie, tra cui Ganoderma lingzhi.[1]

La distinzione ha conseguenze pratiche: specie, parte del fungo e metodo di estrazione modificano la composizione della preparazione e quindi la sua confrontabilità con quella utilizzata negli studi.[1][2]

Reishi, Lingzhi e Ganoderma lucidum: perché i nomi contano

La revisione tassonomica del genere Ganoderma ha chiarito che sotto la denominazione Reishi sono stati raccolti nel tempo materiali biologici differenti.[1]

Quando uno studio riporta un risultato con uno specifico estratto, quindi, è importante sapere quale specie, quale parte del fungo e quale preparazione sono state utilizzate. Sono informazioni sostanziali, non semplici dettagli tecnici.


Fungo Reishi (Ganoderma lucidum) che cresce su un tronco
Esemplare di Reishi (Ganoderma lucidum) che cresce naturalmente su legno.

Beta-glucani, polisaccaridi e triterpeni

Tra i composti maggiormente studiati del Reishi troviamo polisaccaridi, beta-glucani e triterpeni. I primi sono particolarmente interessanti per il rapporto con la risposta immunitaria; i triterpeni interagiscono invece con numerose vie biologiche studiate in relazione a infiammazione, stress ossidativo e metabolismo cellulare.[2]

Il loro profilo cambia in funzione della specie, della parte utilizzata e del processo produttivo. Corpo fruttifero, micelio, spore e diversi estratti possono quindi fornire preparazioni chimicamente differenti.[1][2]


Reishi e sistema immunitario: cosa significa davvero immunomodulazione

Il Reishi ha mostrato la capacità di modulare alcuni parametri della risposta immunitaria nell’uomo. L’interesse riguarda soprattutto polisaccaridi e beta-glucani, capaci di interagire con componenti dell’immunità innata e adattativa.[3][4]

Beta-glucani, cellule NK e risposta immunitaria

In uno studio randomizzato e controllato del 2023, adulti sani hanno assunto beta-glucani derivati da Ganoderma lucidum. I ricercatori hanno osservato modifiche in diverse popolazioni linfocitarie, nell’attività delle cellule natural killer (NK), nelle concentrazioni di IgA e in altri parametri immunologici.[4]

Le cellule NK partecipano alla sorveglianza contro cellule infettate o alterate, mentre le IgA svolgono un ruolo importante soprattutto a livello delle mucose. Lo studio documenta quindi una risposta immunitaria misurabile nell’uomo dopo l’assunzione della preparazione studiata.

L’endpoint era immunologico: non venivano misurati direttamente frequenza di raffreddori, infezioni o giorni di malattia.[3][4] Il termine più corretto rimane quindi immunomodulazione, senza trasformare automaticamente una variazione dei marker in una dimostrazione di protezione clinica dalle infezioni.

IL REISHI MODULA PARAMETRI DELLA RISPOSTA IMMUNITARIA, TRA CUI ATTIVITÀ DELLE CELLULE NK, POPOLAZIONI LINFOCITARIE E IGA.

Reishi, fatica e stress: dove i dati umani sono più interessanti

Fatica e benessere psicofisico rappresentano un’altra area nella quale il Reishi dispone di dati clinici nell’uomo.[5][6][7]

Gli studi utilizzano popolazioni e preparazioni differenti, ma convergono su alcuni segnali relativi ad affaticamento, qualità di vita e risposta psicofisica.

Affaticamento e senso di benessere

In uno studio randomizzato del 2005 su persone con nevrastenia, un estratto polisaccaridico di Ganoderma lucidum ha migliorato alcuni punteggi relativi a fatica e benessere rispetto al placebo.[5]

Un trial pilota condotto su donne con carcinoma mammario in terapia endocrina ha inoltre associato la polvere di spore di Reishi a miglioramenti della fatigue e della qualità di vita.[7]

Sono popolazioni specifiche, ma i risultati rendono l’affaticamento una delle aree cliniche più interessanti per questo fungo.

Stress psicologico e performance psicofisica

Un trial del 2024 su giovani donne sedentarie ha evidenziato miglioramenti in alcuni indicatori di stress psicologico, benessere e performance fisica dopo l’integrazione con Reishi.[6]

Il trial aggiunge quindi un dato clinico al possibile rapporto tra Reishi, stress psicologico e risposta psicofisica. Il campione ridotto invita a considerarlo un segnale da confermare, più che una stima definitiva dell’entità dell’effetto.

Per sostanze come l’Ashwagandha, la ricerca sullo stress segue un razionale differente ed è oggi più ampia.


Donna sdraiata sull’erba in un momento di riposo e rilassamento
Fatica, benessere percepito e risposta allo stress sono tra le aree più interessanti della ricerca clinica sul Reishi.

Reishi e tumori: cosa sappiamo tra laboratorio e studi clinici

L’oncologia è una delle aree che hanno generato maggiore interesse intorno al Reishi. Polisaccaridi e triterpeni hanno mostrato in modelli sperimentali attività su proliferazione cellulare, apoptosi, infiammazione e risposta immunitaria.[2]

Questi meccanismi hanno portato a studiare preparazioni di Reishi anche nell’uomo, soprattutto come possibile supporto complementare alle terapie convenzionali.

I risultati preclinici spiegano quindi bene il razionale della ricerca oncologica, ma il passaggio decisivo rimane ciò che viene osservato nei pazienti: un estratto assunto per via orale non equivale alle condizioni sperimentali utilizzate su cellule o animali.

Reishi come complemento alle terapie oncologiche

Una revisione Cochrane ha analizzato gli studi clinici nei quali preparazioni di Ganoderma lucidum venivano somministrate a persone con tumore, generalmente insieme alle terapie convenzionali.[8]

Sono stati osservati miglioramenti di alcuni marker immunitari e segnali favorevoli sulla qualità di vita. La dimensione e l’eterogeneità degli studi non consentono invece di considerare il Reishi un trattamento antitumorale autonomo.[8]

Il suo ambito di ricerca clinica è oggi soprattutto quello di possibile supporto complementare.

IN ONCOLOGIA IL REISHI È STATO STUDIATO SOPRATTUTTO COME SUPPORTO COMPLEMENTARE ALLE TERAPIE CONVENZIONALI.

Antiossidanti, infiammazione e “longevità”: dove finiscono i dati

Polisaccaridi e triterpeni del Reishi mostrano attività su vie coinvolte nello stress ossidativo e nella risposta infiammatoria.[2]

Questo effetto non è limitato ai modelli preclinici. In un piccolo studio randomizzato e crossover su volontari sani, una preparazione arricchita in triterpeni e peptidi polisaccaridici ha prodotto modifiche favorevoli di alcuni marker dello stress ossidativo.[9]

Possiamo quindi parlare di un effetto biologico antiossidante misurabile con la preparazione studiata. Diverso è attribuirgli direttamente un effetto sulla longevità: gli studi clinici disponibili non hanno come endpoint il rallentamento dell’invecchiamento.

Lo stress ossidativo partecipa a numerosi processi biologici insieme ad altri fenomeni, tra cui la glicazione. Comprendere questi meccanismi aiuta a spiegare l’interesse per il Reishi senza trasformare ogni variazione di un biomarcatore in un effetto anti-aging.


Reishi, glicemia, colesterolo e cuore: cosa non è stato confermato

Sul versante cardiometabolico il quadro è più semplice: gli studi clinici attuali non supportano il Reishi come strumento efficace per ridurre glicemia, colesterolo o pressione arteriosa.

In uno studio randomizzato e controllato su persone con fattori di rischio metabolico, Ganoderma lucidum non ha prodotto miglioramenti significativi dell’HbA1c, della glicemia o degli altri principali parametri cardiometabolici rispetto al placebo.[10]

La meta-analisi del 2025 arriva a una conclusione analoga: nessun effetto affidabile su glicemia, profilo lipidico o pressione arteriosa nell’insieme degli studi clinici analizzati.[3]

Attribuire al Reishi una capacità dimostrata di ridurre LDL, trigliceridi o glicemia non riflette quindi lo stato attuale delle evidenze.


Integratori di Reishi: estratto, parte utilizzata e standardizzazione

Quando si sceglie un integratore di Reishi, il numero di milligrammi riportato sulla confezione dice solo una parte della storia. Corpo fruttifero, micelio, spore ed estratti sono preparazioni differenti e possono avere profili diversi di polisaccaridi, beta-glucani e triterpeni.[1][2]

Corpo fruttifero, micelio, spore ed estratti

Il corpo fruttifero è la parte visibile del fungo; il micelio è la rete di filamenti che cresce nel substrato. Anche le spore possono essere raccolte e utilizzate per ottenere specifiche preparazioni.

La ricerca clinica ha utilizzato tutte queste forme, oltre a estratti concentrati in determinate frazioni.[2] Un estratto polisaccaridico, una polvere di corpo fruttifero e una preparazione di micelio vanno quindi considerati prodotti distinti quando li confrontiamo con gli studi.

Cosa controllare in etichetta

Una buona etichetta dovrebbe indicare almeno la specie, la parte del fungo utilizzata e la quantità della preparazione. Per gli estratti è utile conoscere anche l’eventuale standardizzazione o titolazione in specifiche classi di composti.

Un numero elevato di milligrammi, da solo, non descrive la qualità né permette di stabilire quanto il prodotto corrisponda alla preparazione utilizzata in un trial.

Lo stesso principio vale più in generale nell’integrazione di qualità: materia prima, composizione e dose devono essere leggibili e coerenti con l’obiettivo dell’integrazione.


Reishi: effetti collaterali e precauzioni

Negli studi clinici il Reishi è risultato generalmente ben tollerato.[11]

Sono stati descritti rari casi di possibile danno epatico; LiverTox considera il Reishi una causa estremamente rara di danno epatico clinicamente evidente e segnala che in diversi casi il rapporto causale rimane difficile da stabilire.[12]

Chi assume farmaci, presenta patologie croniche, è in gravidanza o allattamento oppure utilizza il Reishi all’interno di un percorso terapeutico dovrebbe discuterne con il medico, soprattutto in ambito oncologico o in presenza di più trattamenti.


Reishi: cosa possiamo concludere oggi

Il quadro scientifico del Reishi è più interessante di una semplice lista di “benefici”.

Nell’uomo abbiamo effetti immunomodulanti misurabili e risultati clinici su fatica, benessere e risposta psicofisica.[4][5][6][7] Abbiamo inoltre dati su alcuni biomarcatori dello stress ossidativo, mentre in oncologia il Reishi è stato studiato soprattutto come supporto complementare.[8][9]

Sul versante cardiometabolico, invece, i dati disponibili non sostengono un effetto significativo su glicemia, colesterolo o pressione arteriosa.[3][10]

La nostra lettura è quindi questa: il Reishi è interessante soprattutto quando viene considerato per immunomodulazione, fatica e risposta psicofisica, mentre molti dei claim più ampi attribuiti al fungo superano ciò che è stato dimostrato clinicamente.

E, come per altri funghi funzionali, la preparazione conta: specie, parte utilizzata, estratto e standardizzazione determinano quanto un prodotto sia realmente confrontabile con quello studiato.


Cambia il tuo percorso.

Il team di HealthyWay



Domande frequenti sul Reishi

❓ Domande frequenti — clicca per mostrare/nascondere

A cosa serve il Reishi?
Il Reishi è studiato soprattutto per i suoi effetti immunomodulanti e per il possibile rapporto con fatica, benessere percepito e risposta psicofisica.[3][4][5][6]

Quali benefici del Reishi sono più supportati dagli studi?
I dati clinici più interessanti riguardano alcuni parametri della risposta immunitaria, fatica e benessere percepito.[4][5][6][7] Sono stati osservati anche effetti su biomarcatori dello stress ossidativo.[9]

Reishi e Ganoderma lucidum sono la stessa cosa?
Reishi o Lingzhi viene comunemente associato a Ganoderma lucidum, ma la revisione tassonomica ha mostrato che materiale storicamente indicato con questo nome può appartenere anche ad altre specie, tra cui Ganoderma lingzhi.[1][2]

Il Reishi può aiutare contro stress e stanchezza?
Alcuni studi clinici hanno registrato miglioramenti della fatica, del benessere percepito e di alcuni indicatori di stress psicologico in specifiche popolazioni.[5][6][7]

Come scegliere un integratore di Reishi?
Conviene controllare specie, parte utilizzata, tipo di preparazione, quantità ed eventuale standardizzazione dell’estratto. Corpo fruttifero, micelio, spore ed estratti possono avere composizioni differenti.[1][2][3]

Il Reishi ha controindicazioni o effetti collaterali?
Negli studi clinici il Reishi è risultato generalmente ben tollerato.[11] Sono stati segnalati rari casi di possibile danno epatico.[12] In presenza di terapie, patologie, gravidanza o allattamento è opportuno valutarne l’uso con il medico.

📚 Mostra/Nascondi bibliografia scientifica
  1. Papp V, Dima B, Wasser SP. What Is Ganoderma lucidum in the Molecular Era? International Journal of Medicinal Mushrooms. 2017;19(7):575–593. [Link]
  2. Ahmad R, Riaz M, Khan A, et al. Ganoderma lucidum (Reishi) an edible mushroom; a comprehensive and critical review of its nutritional, cosmeceutical, mycochemical, pharmacological, clinical, and toxicological properties. Phytotherapy Research. 2021;35(11):6030–6062. [Link]
  3. Jafari A, Mardani H, Mirzaei Fashtali Z, Arghavan B. The Nutritional Significance of Ganoderma lucidum on Human Health: A GRADE-Assessed Systematic Review and Meta-Analysis of Clinical Trials. Food Science & Nutrition. 2025;13(6):e70423. [Link]
  4. Chen SN, Nan FH, Liu MW, et al. Evaluation of Immune Modulation by β-1,3;1,6 D-Glucan Derived from Ganoderma lucidum in Healthy Adult Volunteers, A Randomized Controlled Trial. Foods. 2023;12(3):659. [Link]
  5. Tang W, Gao Y, Chen G, et al. A Randomized, Double-Blind and Placebo-Controlled Study of a Ganoderma lucidum Polysaccharide Extract in Neurasthenia. Journal of Medicinal Food. 2005;8(1):53–58. [Link]
  6. Mitra S, Mitra M, Nandi DK, Saha M, Bandyopadhyay A. Efficacy of Lingzhi or Reishi Medicinal Mushroom Ganoderma lucidum (Agaricomycetes) Supplementation on Psychological Stress and Selective Fitness Profile Parameters in Female College Students in West Bengal, India. International Journal of Medicinal Mushrooms. 2024;26(11):51–64. [Link]
  7. Zhao H, Zhang Q, Zhao L, et al. Spore Powder of Ganoderma lucidum Improves Cancer-Related Fatigue in Breast Cancer Patients Undergoing Endocrine Therapy: A Pilot Clinical Trial. Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine. 2012;2012:809614. [Link]
  8. Jin X, Ruiz Beguerie J, Sze DMY, Chan GCF. Ganoderma lucidum (Reishi mushroom) for cancer treatment. Cochrane Database of Systematic Reviews. 2016;4:CD007731. [Link]
  9. Chiu HF, Fu HY, Lu YY, et al. Triterpenoids and polysaccharide peptides-enriched Ganoderma lucidum: a randomized, double-blind placebo-controlled crossover study of its antioxidation and hepatoprotective efficacy in healthy volunteers. Pharmaceutical Biology. 2017;55(1):1041–1046. [Link]
  10. Klupp NL, Kiat H, Bensoussan A, Steiner GZ, Chang DH. A double-blind, randomised, placebo-controlled trial of Ganoderma lucidum for the treatment of cardiovascular risk factors of metabolic syndrome. Scientific Reports. 2016;6:29540. [Link]
  11. Wicks SM, Tong R, Wang CZ, et al. Safety and tolerability of Ganoderma lucidum in healthy subjects: a double-blind randomized placebo-controlled trial. American Journal of Chinese Medicine. 2007;35(3):407–414. [Link]
  12. National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases. Lingzhi, Reishi. LiverTox: Clinical and Research Information on Drug-Induced Liver Injury. Updated 5 October 2024. [Link]

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